L’antisemitismo dilagante

L’argomento che vorrei trattare oggi è particolarmente delicato.

Noto che negli ultimi anni il morbo dell’antisemitismo si sia diffuso in maniera molto preoccupante. Penso di poter dichiarare, senza tema di smentita, che una parte crescente delle persone nel nostro Paese odi gli ebrei.

La cosa mi dispiace molto, in quanto condanno ogni forma di razzismo.

Nel presente articolo dirò la mia opinione sul tema. Probabilmente riuscirò a inimicarmi sia chi odia gli ebrei, sia molti degli ebrei stessi.

Partiamo da una considerazione, che riguarda l’importanza delle parole.

Definiamo quindi alcuni termini.

  • Ebreo: persona appartenente al popolo ebraico, per religione (giudaismo) o discendenza culturale ed etnica.
  • Ebraismo: religione, tradizione e sistema culturale del popolo ebraico.
  • Sionismo: movimento politico nato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che sostiene l’autodeterminazione del popolo ebraico e la creazione e il mantenimento di uno Stato ebraico in Israele.
  • Sionista: chi aderisce o sostiene il sionismo. Nota chiave: non coincide con “ebreo”. Esistono ebrei non sionisti e non ebrei sionisti.
  • Israele: Stato moderno fondato nel 1948.
  • Israeliano: cittadino di Israele (può essere ebreo, arabo, cristiano, musulmano, ecc.).
  • Antisemitismo: Discriminazione, ostilità o pregiudizio verso gli ebrei in quanto tali (religione, etnia o popolo).
  • Antigiudaismo: Forma storica di ostilità verso la religione ebraica, più legata al piano religioso che etnico.
  • Giudeofobia: Termine meno usato oggi, che indica avversione verso gli ebrei.
  • Antisionismo: Opposizione al sionismo come ideologia politica. È un concetto distinto dall’antisemitismo, anche se nella pratica le due cose vengono talvolta confuse o sovrapposte.
  • Diaspora ebraica: Comunità ebraiche distribuite fuori da Israele.
  • Semita / Semitico: Termine originariamente linguistico e culturale, riferito ai popoli che parlano lingue semitiche, come: ebraico, arabo, aramaico, amarico. Quindi, storicamente, “semita” non indica esclusivamente gli ebrei. Però il termine “antisemitismo”, nell’uso storico e contemporaneo, si riferisce specificamente all’ostilità verso gli ebrei.
  • Shoah (Olocausto): Genocidio degli ebrei europei durante la Seconda guerra mondiale.

Ora, un punto importante: quando parliamo di ebrei, oggi si sovrappongono spesso quattro piani diversi, che però non sono la stessa cosa. Se non li separiamo, il discorso diventa ambiguo.

  • Religione. Ebraismo come fede religiosa. Puoi essere ebreo praticante oppure non praticante.
  • Etnia / popolo. “Ebreo” come appartenenza a un gruppo storico-culturale. Anche persone non religiose possono essere ebree per discendenza.
  • Cittadinanza. “Israeliano” = cittadino dello Stato di Israele. Non tutti gli israeliani sono ebrei. Non tutti gli ebrei sono israeliani.
  • Ideologia politica. “Sionismo” = movimento politico legato allo Stato ebraico e alla sua legittimità. Può essere sostenuto o criticato indipendentemente dalla religione o dall’etnia.

Il punto è questo: quando nel dibattito pubblico si confondono questi livelli, si rischia di attribuire a un gruppo religioso o etnico responsabilità che appartengono invece a uno Stato o a una posizione politica, oppure viceversa.

Ora che abbiamo fatto le premesse del caso, vediamo più nel dettaglio cosa intendo quando parlo di antisemitismo dilagante.

Chiaramente, gli atroci fatti del 7 ottobre 2023 hanno rappresentato uno spartiacque. Sono state formulate molte teorie al riguardo, compresa quella secondo cui l’attuale governo israeliano avrebbe addirittura organizzato l’attacco. Secondo altri, lo avrebbe favorito tramite il finanziamento di Hamas. Secondo altri ancora, lo avrebbe volutamente permesso. Altre persone, invece, credono semplicemente che Israele abbia sottovalutato il pericolo rappresentato dai terroristi di Hamas e abbassato la guardia. Ci sono poi teorie ancora più strampalate e balzane, che nemmeno voglio nominare.

Non conosco la verità, ma dirò una cosa forte: mi interessa fino a un certo punto. La verità attorno al 7 ottobre non cambia il resto del discorso che vorrei affrontare.

Vorrei sottolineare un aspetto. Molti islamisti considerano Hamas degli eroi. Questa posizione è vomitevole. Hamas è un’organizzazione terroristica che opprime il proprio popolo. È il principale nemico del popolo palestinese. Tra i sostenitori di Hamas ci sono alcune delle peggiori persone sulla faccia della terra. Un esempio? Il dittatore turco, che evito di citare, li considera espressamente un “gruppo di resistenza” (“mujahideen”). Hamas, infatti, non è considerata in Turchia un’organizzazione terroristica.

A seguito del 7 ottobre è iniziata una guerra da parte di Israele contro la Striscia di Gaza, territorio che si trovava sotto il controllo di Hamas. Molti considerano gli eventi avvenuti a Gaza un genocidio. Io sospendo il giudizio, però mi azzardo a dire la mia attuale opinione sul tema.

Pur non essendo un tecnico – motivo per cui sospendo il giudizio – e pur non avendo accesso a informazioni che non siano di dominio pubblico – altro motivo per cui sospendo il giudizio – dirò perché non considero quanto avvenuto a Gaza un genocidio.

Innanzitutto, l’esercito israeliano, incluse le IDF, ha la possibilità, se vuole, di uccidere tutti i due milioni di abitanti di Gaza. Avrebbe potuto farlo in vari modi. Non lo ha fatto.

C’è chi dice che voglia farlo. Io credo che purtroppo ci sia chi, nel vergognoso governo Netanyahu, vorrebbe il genocidio dei palestinesi. In particolare, credo che Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir abbiano intenzioni genocidiarie. Non controllano però da soli il governo israeliano, ed è questo il motivo per cui probabilmente “solo” centomila palestinesi siano stati uccisi a Gaza.

Cosa penso sia quindi accaduto a Gaza? Penso sia avvenuta, e stia purtroppo continuando, una guerra asimmetrica. Tale guerra, soprattutto per i modi con cui è stata condotta, rappresenta a mio avviso un enorme errore strategico di Israele. Certamente molti crimini di guerra sono stati commessi. Essi vanno condannati e perseguiti.

Che Israele sia una democrazia è un fatto. Che la democrazia israeliana sia in pericolo, per via di forti spinte autocratiche da parte di un governo criminale e razzista, credo sia difficilmente confutabile. Che anche una democrazia possa commettere atti molto gravi non è una novità. Insomma: ciò che sta avvenendo in Medio Oriente non implica che Israele non sia una democrazia.

Un elemento oggettivo e innegabile del fatto che il governo israeliano si stia comportando in maniera criminale a Gaza è questo: fin dalle fasi iniziali del conflitto Israele non ha permesso ai giornalisti di entrare a Gaza.

Come in ogni guerra, la propaganda si attiva da ambo i lati del conflitto. Hamas ha iniziato fin da subito a condividere notizie false, incluse foto e video modificati con l’AI. Nell’epoca in cui viviamo, tali elementi vengono utilizzati per fomentare l’odio verso Israele. Il risultato è stato ottenuto. Basti guardare i sondaggi negli USA che mostrano il supporto degli americani verso Israele prima e dopo il 7 ottobre.

Questo è un punto fondamentale ed è uno dei motivi per cui ritengo la condotta di Israele in Medio Oriente non solo eticamente riprovevole, ma anche strategicamente sbagliata. Israele perderà il supporto degli USA nei prossimi anni, e questo metterà l’intero Stato e la sua popolazione a rischio degli attacchi dei propri nemici.

Anche Israele ha attivato la propria propaganda. È quasi imbarazzante sentire come i portavoce del governo e dell’esercito abbiano cercato di difendere l’operato delle istituzioni che rappresentano. Come in ogni guerra, “truth is the first casualty of war”.

Per citare il comico egiziano Bassem Youssef, Israele ha assunto un atteggiamento da “Olympic-level gaslighting” (gaslighting è una parola difficilmente traducibile, ma indica sostanzialmente l’atteggiamento di chi, pur avendo colpe, distorce la realtà per far sentire in colpa gli altri).

Bassem è una persona che stimo – e questo non significa che concordi con le sue posizioni politiche – e ha una storia molto interessante, che magari un giorno racconterò.

Da un lato, capisco Israele. Capisco pefino chi ha posizioni estreme in Israele. Avendo visto davanti agli occhi quanto pericolosi, violenti e insidiosi siano gli islamisti, odiarli è una reazione comprensibile. L’errore è sfociare nel razzismo – evento sempre più comune in Israele – e giustificare tutto. Specifico: Islamista non significa islamico, ma evito di dilungarmi sul punto.

Un altro esempio lampante: non si possono giustificare gli atti di continua violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania (The West Bank). E proprio gli amici di Israele, come io mi considero, dovrebbero essere i primi a condannare quella violenza, che peraltro è aumentata negli ultimi anni, soprattutto dopo il 7 ottobre.

Allo stesso modo, sono schifato da chi non conosce la storia e tratta ciò che sta avvenendo a Gaza come un evento mai avvenuto prima. C’è chi addirittura fa il parallelismo tra il presunto genocidio di Gaza e l’Olocausto.

Io guardo sempre ai numeri e cerco di essere obiettivo. È incredibile che si confrontino centomila morti con sei milioni di ebrei uccisi. Peraltro, una buona parte dei morti a Gaza sono combattenti. Io li considero terroristi, ma anche chi – come i dittatori islamisti – li considera eroi della resistenza dovrebbe ammettere che è diverso uccidere un nemico rispetto a uccidere un innocente.

Rispetto ai bambini morti a Gaza, probabilmente il tema più delicato di tutti, parliamo di decine di migliaia di vittime. È impossibile sapere il numero esatto. Sicuramente una parte di questi erano combattenti di Hamas. Ciò non toglie che fossero, per gli standard occidentali, bambini o ragazzini.

Gioire della morte di bambini e ragazzini è nauseante, così come lo è stato vedere le manifestazioni di gioia a Gaza dopo l’attacco del 7 ottobre. Non si tratta di fare tifo da stadio: si tratta di guardare in faccia la realtà e mantenere la propria umanità.

Io credo che molti di questi bambini e ragazzini fossero totalmente innocenti. A quel punto si può ragionare sul “ratio”, come dicono in inglese, tra morti civili e morti militari, considerando il peculiare campo di battaglia. È così che i vertici militari israeliani si difendono: sostengono di aver sempre avvisato prima di attaccare e di aver ucciso pochi innocenti rispetto al numero di terroristi.

In generale, chiunque parli di questi morti con la bava alla bocca mi fa schifo.

Sul tema dei morti innocenti voglio spendere un’altra considerazione. Guardate “The World at War” del 1973. Guardate cosa gli Alleati hanno fatto alla Germania nazista. Almeno cinquecentomila civili innocenti furono uccisi perché gli Alleati volevano dare un segnale alla Germania e assicurarsi che il nazismo non sarebbe più rinato.

Ricordatevelo prima di sparare cazzate del tipo: “Non è mai accaduto quello che sta accadendo a Gaza”. Studiate la storia.

Solo a Dresda: almeno 25 mila morti civili tra il 13 e il 15 febbraio 1945, quando la guerra era ormai di fatto già vinta.

Purtroppo il 90% delle persone non ha gli strumenti culturali per combattere la propaganda. E quando li ha, spesso non ha difese emotive e si fa convincere di getto, senza mettere in dubbio ciò che sente e senza verificare le fonti. Sicuramente sarà capitato anche a me, visto che siamo bombardati da fake news.

Ormai sento dire da persone insospettabili, che non sono mai state razziste, frasi del tipo: “Capisco perché nella storia gli ebrei si sono sempre fatti odiare”. Ecco, questo è un bruttissimo segnale per gli ebrei.

Mi auguro che la democrazia israeliana resista a questo pessimo governo e ne elegga uno migliore. Mi auguro che Israele diventi meno aggressivo e meno violento.

Bisogna sforzarsi di comprendere le ragioni degli altri. Perfino quelle dei nostri nemici. Perché non stiamo assistendo a una partita di calcio, ma a guerre che si espandono sempre di più. Dobbiamo cercare il dialogo e smettere di pensare che tutto si risolva con la violenza. Perché la violenza genera altra violenza, in una spirale senza fine.

Da parte mia, cercherò di mantenere calma e sangue freddo, e di valutare le cose per quelle che sono. Non per le narrazioni che mi vengono propinate.

In ogni caso, tutto quello che sta succedendo in Medio Oriente non farà di me un antisemita. Di questo sono certo.

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