Qualche settimana fa avevo raccontato della vicenda del mio giornalista turco preferito, Fatih Altaylı.
Ebbene, Altaylı deve aver letto il mio articoletto e capito che se non si fosse piegato avrebbe passato il resto dei suoi giorni in carcere. Così, l’11 dicembre, ha dichiarato che se fosse uscito di galera non avrebbe mai più parlato di politica.
La frase esatta è “Çıktıktan sonra günlük siyasi nitelikte yorum programlarına devam etmeyeceğim”. Tradotto: “Dopo essere uscito, non continuerò con programmi quotidiani di commento di natura politica.”
La ragione? “mevcut siyasi iklimin müsait olmadığını düşündüğünü”. Insomma: ritiene che l’attuale clima politico non sia favorevole. Non è favorevole…”Me cojoni”, direbbero a Roma.
Un po’ di contesto. Altaylı ha diversi problemi di salute piuttosto seri. Tra gli altri: cardiopatia con 4 stent, aneurisma dell’aorta, meningioma benigno al cervello. Ha bisogno di controlli medici regolari, e dopo oltre 6 mesi di prigione la sua condizione psico-fisica stava peggiorando.
Il risultato? Ieri, lunedì 29 dicembre, Altaylı è stato rilasciato di prigione.
Fonti (tra le tante reperibili online):
Dichiarazioni di Altaylı: https://www.haberler.com/haberler/fatih-altayli-dan-cezaevi-sonrasi-icin-radikal-19348563-haberi/
Rilascio di Altaylı: https://tr.euronews.com/2025/12/29/gazeteci-fatih-altayli-tahliye-edildi
Chiaramente, ufficialmente non vi è alcun legame tra le dichiarazioni del giornalista, e la decisione della corte relativamente al rilascio. Una pura e semplice coincidenza. Eh, quanto è imprevedibile la vita, a volte!
Se guardiamo all’accaduto più realisticamente, vediamo un aspetto che rappresenta proprio il bello delle dittature: l’assoluta efficienza decisionale in certe situazioni. Questa velocità è quasi commovente, soprattutto se paragonata alla lentezza della giustizia italiana. Dalle dichiarazioni, che di fatto rappresentano una resa a Tayyip, al rilascio sono passati meno di 20 giorni.
Ora, per chi non capisce il valore della libertà di espressione, faccio una domanda. Qual è il livello di agio intellettuale con il quale Altaylı potrà svolgere il proprio lavoro di giornalista d’ora in avanti? Se voi foste un amico di Altaylı, cosa gli consigliereste di fare?
Parto io. Io gli direi: “Fatih, perchè non converti il tuo canale di approfondimento economico e politico, in un canale sportivo che parla della Süper Lig e del tuo amato Galatasaray?”.
In tutto questo, è evidente chi vince. La stessa persona che vince sempre, in quello straordinario paese. Del resto, come dice un antico proverbio cinese: “La Korea del Nord è il miglior paese del mondo, se ti chiami Kim Jong Un”.
Ad ogni modo, devo dire che la notizia mi ha fatto piacere. Il mondo è fatto di uomini, non di eroi patinati, tipici delle favole. Non mi sento di giudicare Altaylı. La sua diretta opposizione al regime, nonostante l’enorme prezzo da pagare, mi aveva sempre stupito. Lo ringrazio per il lavoro di approfondimento intellettuale che ha fatto fino ad ora, e gli auguro di stare fuori dai guai.
Il messaggio è chiaro. In Turchia c’è assoluta libertà di parola. E chi dice il contrario, finisce in gabbia.
¡Viva la libertad, carajo!