Gli esempi positivi

Ultimamente ho poco tempo per scrivere su questo blog.

Più volte avrei voluto, negli ultimi mesi, parlare di temi che mi stanno a cuore.

Un tema di cui vorrei scrivere è quello del sovraffollamento delle carceri e, più in generale, della vergogna con cui i carcerati vengono trattati in Italia. Perché uno Stato che è debole con i forti e forte con i deboli non vale nulla. Come, del resto, non valgono nulla le tantissime persone che, nella vita di tutti i giorni, si comportano allo stesso modo.

Un altro tema è quello della bolla in atto rispetto all’Artificial Intelligence, e in particolare rispetto a OpenAI. Anche su questo aspetto vorrei un giorno dire la mia. Perché sì, sono convinto che ci sia una bolla evidente, destinata a scoppiare.

Un ulteriore tema è la perdita di dignità da parte dell’Occidente, che ormai ha smarrito davvero ogni valore fondante. In particolare, per quello che dovrebbe essere il leader del mondo occidentale: gli Stati Uniti. La presidenza Trump mi fa veramente schifo e ha superato il livello di disgusto che potessi mai pensare che potesse raggiungere nelle mie previsioni più pessimiste.

Siamo talmente circondati da esempi negativi che vedere con positività al futuro sembra impossibile. Ebbene, oggi è arrivata l’ennesima pessima notizia dalla Turchia. Il più celebre giornalista turco, Fatih Altaylı, è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione.

Il suo reato? Sostanzialmente, il fatto di approfondire con approccio scientifico tematiche economiche, che sono argomenti tabù per la dittatura turca. Il suo canale YouTube (https://www.youtube.com/@fatihaltayli/videos) ha infatti milioni di visualizzazioni, richiamando ospiti di livello spesso internazionale. Dal 22 giugno scorso, Fatih Altaylı si trovava in carcere in attesa di processo. L’accusa ufficiale? Minaccia verso il Presidente. Parlando di storia, aveva pronunciato in un suo video la seguente frase:

“Geçmişine bak bu milletin, yakın geçmişinden söz etmiyorum, uzak geçmişine bak, bu millet hoşuna gitmediği, istemediği zaman padişahını boğmuş bir millettir. Az buz değildir öldürülen, suikaste kurban giden Osmanlı padişahı, boğazlanan veya intihar etti süsü verilen.”

“Guarda la storia di questo popolo, non parlo del passato recente, ma del passato lontano: questo popolo ha strangolato il proprio sultano quando non gli piaceva o non lo voleva. Non sono pochi i sultani ottomani che sono stati uccisi, vittime di assassinio, strangolati o fatti passare per suicidio.”

Altaylı era una persona ricca, popolare, influente. Avrebbe potuto evitare di parlare di scienza o di economia. Avrebbe potuto raccontare la realtà parallela, tipica delle narrazioni del regime, anziché raccontare la verità dei fatti. Ha scelto con coraggio di fare il proprio lavoro di giornalista, ben sapendo che Tayyip avrebbe potuto trovare ogni possibile scusa per farlo fuori. Perfino in carcere, in attesa di processo, ha continuato la sua lotta. Ogni giorno, per tutta l’estate, usciva un video con la poltrona – simbolo della sua trasmissione – vuota. Una voce fuori campo leggeva una lettera del giornalista, con un ospite che poi interveniva per esprimere solidarietà. Sono intervenuti politici, celebrità, attori, musicisti, intellettuali. Altaylı ha rafforzato ulteriormente la sua immagine di difensore della libertà di parola in un paese che l’aveva persa del tutto.

Altaylı probabilmente non vedrà mai più la luce del sole. O forse non sarà così, perché, come tutte le cose, anche i regimi dittatoriali hanno un inizio e una fine. Ecco, per me Altaylı resta un uomo libero. Più libero lui in cella di molti mezzi uomini, liberi solo di sguazzare nella propria mediocrità. Anche se non deve essere semplice per lui girare al buio in così pochi metri, trascinando le enormi palle di acciaio che ha dimostrato di avere.

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