Elogio della corruzione

Il titolo è volutamente provocatorio.

Lo sfogo odierno parte da esperienze personali e spiega perché la burocrazia ha distrutto il nostro Paese.

Parto da un episodio, che ancora ricordo bene. Era il 2015, e mia moglie si era trasferita a Vicenza. Aveva aperto la partita IVA e lavorava, come fa tuttora, come designer. Voleva però anche lavorare come artigiana, essendo lei appassionata di sculture in legno, accessori in legno e altre opere manuali. Al tempo avevo ancora fiducia nelle istituzioni, per cui facemmo due cose. Innanzitutto, aprì una posizione presso il Comune come hobbista, per poter vendere i suoi pezzi nei mercatini (scoprimmo poi che quasi nessuno pagava le tasse necessarie a farlo, e quasi tutti vendevano nei mercatini senza seguire la procedura di legge…noi pagammo fino all’ultimo centesimo). Soprattutto, prendemmo un appuntamento presso Confartigianato Vicenza, per capire come poter aprire un vero e proprio laboratorio in regola, e poter investire nella nascente attività di mia moglie.

L’appuntamento si svolse in una modalità surreale. Ci accolse una signora a fine carriera, che gentilmente ci chiese cosa volevamo fare. Tipo Il Processo di Kafka, non riuscivo più a capire cosa fosse reale e cosa no, talmente eravamo immersi in una realtà distopica. Iniziò a elencare gli obblighi di legge per aprire un’attività artigianale. Me ne ricordo solamente alcuni: INPS fissa a 5 mila euro all’anno, indipendentemente dal fatto che si fatturi qualcosa o meno. Norme antincendio, per cui serviva un estintore, un sopralluogo di qualche ente che non ricordo. Poi ancora norme a livello sanitario, e obblighi di comunicazione periodici. Ovviamente, tasse altissime. Infine, necessità di consulenti per riuscire a gestire il tutto. Io e mia moglie ci guardammo esterrefatti, come se fossimo dentro a una commedia di Maccio Capatonda.

Esattamente così, come nel video qui sotto.

A quel punto la signora, con fare “aumma aumma”, si avvicinò verso di noi e a bassa voce ci disse: “Ragazzi, fate come tutti. Fate le cose in nero.” Ripeto, al tempo ero ancora uno scemo che non aveva capito in che Italia viviamo. Rimasi deluso dalla risposta. Protestai: “Signora, noi vogliamo fare le cose in regola!”. La signora reagì con un misto di sdegno e imbarazzo. Si fermò, ci pensò ancora. E ebbe un’illuminazione: “Ho un’idea. Se non volete fare le cose in nero, c’è una soluzione. La signora è turca, vero?”. Annuimmo, dubbiosi. “Allora fate così. Fate finta di produrre in Turchia. Fate i pezzi qui a Vicenza, ovviamente. Ma sulla carta, dichiarerete che sono prodotti da qualcun altro in Turchia, e farete una dichiarazione di importazione in Italia. Così, li potete vendere e basta, senza tutti gli obblighi che ci sono per gli artigiani.”

Sono passati 10 anni, e da allora la mia fiducia nelle istituzioni non ha fatto altro che scendere. Ormai, come emerge da questo blog, odio lo Stato italiano in tutte le sue forme. Lo Stato è il nemico del bene, non la soluzione. Al tempo però, vedevo il mondo in maniera totalmente diversa, nella mia ingenuità e mancanza di esperienza. Ecco, quell’incontro in Confartigianato Vicenza fu un’enorme delusione.

Sottolineo anche un altro aspetto, che ritengo importante. Non mi sono mai fatto corrompere, nè ho corrotto mai nessuno. Nel mio lavoro nel mondo IT, mi è capitato in diverse occasioni di ricevere richieste di mazzette da parte di buyer corrotti. Non ho mai accettato, mai.

Una volta, per un’impresa di cui ero CEO, ricevetti la proposta per un incontro urgente da parte di un “investitore”. Controllai le credenziali online, raccolsi informazioni. Mi sembrava tutto legittimo. Ci incontrammo in un luogo pubblico, in epoca Covid. Non fornirò maggiori dettagli sulla cosa. La proposta? 1,5 milioni di euro, consegnati entro una settimana, in cambio della firma di alcuni documenti. Ripeto, non posso entrare nel dettaglio. Rifiutai, e ad oggi è stata la cifra più importante a cui ho rinunciato.

Nel contempo, odio l’ipocrisia. Sono convintissimo che molte delle persone che si scagliano contro la corruzione sono le primissime che si sporcherebbero le mani immediatamente anche solo per 1000 euro. Gente senza valori, senza onore.

Significa che mi ritengo incorruttibile? Non posso dirlo, sarei un ipocrita. Posso dire che a oggi, anche di fronte a possibilità interessanti – per le mie tasche, è tutto relativo – non mi sono mai fatto corrompere. E spero di non farlo mai.

Bene, questo è il Paese di Mani Pulite. Abbiamo visto i risultati di quell’azione. Quando Craxi sfidò il Parlamento, chiedendo che anche solo una persona che non fosse a conoscenza del sistema corruttivo si alzasse a parlare. Nessuno parlò, in quel Parlamento di maiali. Risultato di Mani Pulite? Berlusconi scese in campo, con il supporto delle mafie, e vinse. Da allora, oltre 30 anni di finto bipolarismo, con un Paese immobile e in declino costante.

Sto dicendo che l’Italia prima di Mani Pulite era un Paese migliore? Non esattamente. Il debito pubblico, grande malattia del Paese, esplose proprio negli anni del Pentapartito.

Dico però che non è solo combattendo la corruzione che si risolvono i problemi.

Innanzitutto, bisogna partire dall’obiettivo. Qual è l’obiettivo? Ecco, per me l’obiettivo è dare un futuro prospero alla nazione. E l’unica strada, ne sono certo, è la crescita economica. Le boiate sulla decrescita felice restano tali. Non esiste nessuna decrescita felice. Esiste stagnazione, perdita di entusiasmo di un intero Paese, che sta inesorabilmente morendo.

Allora, se l’obiettivo è la crescita, qual è il vero male? Andiamo alla radice. Perché esiste la corruzione? Esiste perché esiste una burocrazia cervellotica.

C’è chi capisce questo concetto, e chi è troppo ottuso per capirlo. Non sono gli imprenditori a volere la corruzione, ma i burocrati. La corruzione è il risultato di leggi inapplicabili e dell’assenza di trasparenza. Chi vuole un sistema complesso e opaco? I politici e i dirigenti pubblici corrotti. Chi crea ricchezza? I cittadini e le imprese private. Chi consuma la ricchezza prodotta da altri? Lo Stato.

Ho ricevuto nel mio piccolo anche richieste opache da parte di dirigenti pubblici. Mai dirette, del tipo: “Dammi x e ti risolvo la pratica”. Racconto questa, però, senza dire dove e quando. Una pratica con una Srl non si sbrigava da oltre un anno e mezzo. Presso una Camera di Commercio, il dirigente pubblico mi spiegava in continuazione che mancava un documento, poi un altro, poi un altro ancora. Alla fine, la pratica si sbrigò in meno di 24 ore quando minacciai di fare causa. Anche in quel caso, mi rifiutai di partecipare a qualsiasi macchina corruttiva, a mio rischio e pericolo.

Adesso sto vivendo vicino a Milano. Il motivo è legato al fatto che si tratta dell’unica parte di Paese dinamica e in crescita economica. Cosa sta accadendo ora a Milano? Inchieste e controinchieste inerenti il settore immobiliare. Ora, io spero con il cuore che i magistrati abbiano le prove di quello che stanno facendo. Spero che non si tratti dell’ennesimo processo mediatico, basato sul nulla. Milano è l’unica zona che attira investimenti, sia di italiani che di stranieri. Una città che si sta internazionalizzando, che attira i giovani – sia expat italiani che rientrano, che giovani stranieri qualificati. Il problema è che una buona fetta di magistratura è politicizzata, e ha un’ideologia che considera la crescita economica il male assoluto. Buona parte della magistratura italiana odia l’impresa privata.

È questo sistema di burocrazia corrotta, misto a un sistema di Stato ideologizzato che è nemico del settore privato, che chiede regole astruse e soprattutto inapplicabili. Se le leggi è impossibile capirle, e spesso è impossibile rispettarle fino in fondo, tu cittadino non sarai mai tranquillo. Tu sei un suddito, che deve sapere che lo Stato in ogni momento ti può colpire. Perché tu, anche se non lo sai, hai sicuramente delle colpe. Una visione anche molto cattolica, se ci penso: siamo peccatori dalla nascita, e nulla può redimerci. Dobbiamo solo chiedere perdono allo Stato assoluto e onnipotente, e solo lui può perdonarci.

Un ultimo esempio, per spiegare il mio disagio rispetto al modo di interpretare le regole in Italia. Un dettaglio insignificante, secondo molti, ma non per me. Vado ai matti quando vado in giro in auto e trovo le strade di campagna con limite 30 all’ora. Intendo dire: raramente il limite ha senso, poiché magari si passa vicino a una scuola, a una fermata o cose di questo tipo. Spesso però, il limite 30 all’ora è una paraculata. Perché? La strada non viene mantenuta, e in caso di incidente, l’ente deputato alla manutenzione stradale si copre le chiappe dicendo: “Andavi troppo forte, è colpa tua!”. Ecco, io sono quell’odioso guidatore che se il limite è di 30 all’ora, va a 30 all’ora. Spesso si crea dietro di me una coda, con rischi di incidenti, e grandi maledizioni nei miei confronti. Perché è evidente che il limite è assurdo. Ecco, questa è l’Italia. E questo sono io, un rompicoglioni che vorrebbe sempre rispettare le leggi, e chiede regole giuste e sensate.

Fine dello sfogo.

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