Sono partiti con la motosega di Milei.
Forchielli con la motosega:

E alla fine? Le grandi proposte fiscali del movimento Drin Drin?
Eccole qui, nella loro gloria:
👉 https://youtu.be/6x1W5O5hSwo?si=14QSucTxIaIJjmXR
Quando sento parlare di riforma fiscale da parte di dipendenti pubblici, professori, dottorandi, studenti e stagisti – tipo Alessandro Chiari (dal Bio in Drin Drin: “Ho costruito il mio percorso tra università, banche centrali e istituzioni internazionali. Attualmente sto terminando il mio Dottorato in Economia presso la Charles University di Praga e tra poco inizierò a lavorare come economista nel dipartimento di ricerca della Banca Centrale Ceca.”), Diego Olivero (profilo), Mattia Bressanelli (profilo) – mi si accende subito la spia dell’allarme.
Bravi ragazzi, certo. Freschi di università, pieni di teoria.
E ci spiegano che il fisco italiano è ingiusto.
Grazie al c###o, serve il dottorato per capirlo?
Coinvolgono Massimo Bordignon (profilo), professore della Cattolica di indubbia fama e competenza.
Grandi menti all’opera, e non lo dico con ironia. Tutte persone di indubbio valore.
Peccato non abbiano mai fondato nulla, mai assunto nessuno, mai rischiato un euro.
E quale sarebbe la “soluzione”?
Aumentare le tasse.
Ovviamente.
Perché servono più soldi…per il nucleare, per il riarmo, per le pensioni. E ogni tanto, con sprezzo del ridicolo, parlano pure di “tagli”, tipo le detrazioni.
Cari ragazzi del Drin Drin, aprite i libri di nuovo: tagliare le detrazioni non è tagliare la spesa. È tassare di più.
Sì, lo so anche io che la coperta è corta. Sono anch’io economista.
Ma la promessa iniziale del Drin Drin era un’altra: tagliare la spesa. Riformare senza aumentare il debito.
Cosa ne è stato di quella linea?
Io sono tornato in Italia da professionista, consapevole che esistono alcuni vantaggi fiscali. Ma anche enormi rischi.
Cari riformatori, si vede che non avete mai messo piede in un’azienda vera, né in Italia né all’estero.
Vi spiego una cosa, ma forse capireste di più se iniziaste a lavorare sul serio nel mercato, e non protetti nel settore pubblico.
Aprite la partita IVA, se è così conveniente come dite.
Io l’ho fatto nel 2010. Primo lavoro: agente di commercio. Andavo a vendere viti e avvitatori porta a porta agli artigiani del legno, con una laurea in Economia in tasca. Dopo un mese, tolsi il “Dottor” dal biglietto da visita perchè venivo preso per i fondelli dai clienti.
Ho fatto la magistrale lavorando, e sono uscito con lode. Quindi sì, l’economia l’ho studiata…e a differenza vostra pure vissuta.
E quando vivi davvero il lavoro autonomo, capisci la verità:
Hai tutto da perdere e nulla da guadagnare.
Ferie pagate? Ahah.
Malattia? Problema tuo, il cliente non paga se non lavori.
Malattia grave? Se non hai soldi da parte, finisci sotto un ponte.
Fatturi e non ti pagano? Lo Stato vuole le tue tasse comunque. E il recupero crediti? Buona fortuna. Quando sei dipendente, puoi almeno portare il datore di lavoro davanti a un giudice. Io sono stato anche dipendente, so bene come funziona. E da imprenditore, ho avuto anche dipendenti: so esattamente cosa significa. Prova a fare causa a qualcuno come professionista o azienda per un mancato pagamento…e poi ne riparliamo! Fai prima a spendere un po’ di soldi in benzina (cit. ironica per alcuni amici).
La pensione?
La mia generazione – classe 1988 – non ne vedrà una decente.
E chi, come me, versa alla gestione separata? Ancora peggio, molto peggio di chi lavora come dipendente.
Una presa per il culo su tutta la linea.
Sono rientrato in Italia senza grandi illusioni.
Il Drin Drin mi aveva acceso una fiammella: uno Stato più leggero, libertà d’iniziativa, spazio per chi vuole costruire.
Mi definisco liberista, anche se le etichette contano poco.
Ma tagliare la spesa, non aumentare le tasse e non fare debito non è uno slogan.
È una linea politica chiara, concreta, coraggiosa.
Uno spartiacque.
E se queste proposte partorite da stagisti e accademici senza esperienza reale diventeranno la linea del movimento?
Io sono fuori.
Il gioco delle tre carte non funziona più.
Con me no.
So riconoscere il fumo negli occhi.
So quando si costruiscono narrazioni accattivanti per tornare alle solite soluzioni stataliste, centraliste, dirigiste.
Ne ho viste troppe. Le conosco tutte.
Economia, marketing, vendite: vi potrei scrivere io un manuale su come incartare l’opinione pubblica per vendere lo Stato pesante come fosse la soluzione.
Ma è sempre la solita fregatura.
E la valigia?
Non l’ho mai disfatta del tutto.
È lì, pronta.
Posso andarmene dall’Italia in un anno, e forse lo farò.
Soprattutto ora che – finalmente! – mia moglie otterrà la cittadinanza italiana dopo 13 lunghi anni di attesa.
Avanti tutta, Drin Drin!
Verso l’aumento delle tasse e della spesa.
In bocca al lupo.
Per l’ennesima, prevedibile delusione.
Per chi, come me, sogna meno Stato e più Libertà.
PS:
Nutro ancora grande stima, sincera e immutata, sia per Michele Boldrin che per Alberto Forchielli. Questo post non è un attacco personale a loro, né vuole demolire il progetto Drin Drin in sé.
È uno sfogo amaro, da chi ci aveva creduto.
Avrei dovuto, come sempre, essere più realista.
E smetterla una volta per tutte di farmi illusioni.