Tutti gay con il culo degli altri

Lo sfogo odierno riguarda una caratteristica diffusissima in molte persone, e che faccio sempre più fatica a sopportare. L’atteggiamento di chi abbraccia posizioni estreme, purché il costo ricada su altri.

Mi concentro oggi sul tema guerra. Come sempre, però, non voglio parlare della mia personale posizione rispetto alle guerre che sono in corso, e a quelle che a breve temo inizieranno. Credo di avere già detto molte volte che quello in cui credo sia la libertà individuale, da difendere sempre e comunque. Credo di aver riportato diversi dati scientifici, raccontato episodi, e fatto sproloqui a favore della difesa della democrazia e dello stato di diritto, e contro i regimi dittatoriali.

La realtà è che ho più dubbi che certezze attorno a quello che succederà, e a quello che sia giusto fare per evitare una ulteriore escalation militare.

Però osservo tutti questi neo “Arditi”, pronti a mandarci in guerra, e riconosco un pattern che mi è fin troppo noto. Le caratteristiche di quelli che sono disposti a tutto, se a pagare sono gli altri.

Dicevano gli isolazionisti americani prima di Pearl Harbor: “The British are willing to fight to the last American.

Ora, rispetto all’atteggiamento nei confronti della guerra, osservo anche una grande leggerezza nel voler ancora una volta aumentare la spesa pubblica. Abbiamo buttato oltre 200 miliardi per rifare le villette e le seconde case ai ricchi, certamente possiamo spendere di più per la difesa, no? Tanto non sono soldi loro. Su questo mi sbilancio e dico: sono favorevolissimo ad aumentare la spesa militare, a patto che questo non crei nemmeno un euro in più di spesa pubblica.

Meno pensioni, più cannoni” è certamente un motto semplicistico, ma che mi piace. Se vogliamo più difesa, dobbiamo tagliare il welfare, e partire dal furto generazionale delle pensioni italiane è certamente una ottima idea.

Noto anche una diretta correlazione tra chi non ha mai timore a spendere soldi pubblici, e chi è sempre l’ultimo a tirare fuori il portafoglio quando sei in fila a pagare. Vorrei fare uno studio scientifico al riguardo, ma la mia diretta esperienza empirica mi fornisce elementi schiaccianti: più una persona è tirchia con le proprie finanze personali, più è lassista nello spreco dei soldi pubblici.

Ma il medesimo comportamento psicologico l’ho visto in altre circostanze. Come durante il Covid. Gli stessi che avrebbero giustificato dei campi di concentramento per chiunque non era d’accordo con la gestione ascientifica della crisi pandemica, sono spesso i primi a giustificare qualsiasi spreco di danaro pubblico. Io non dimentico i tempi di quando le TV in stile fascista, con messaggi a reti unificate, mostravano gli elicotteri inseguire persone che camminavano o correvano in luoghi totalmente isolati.

Riguardo questo video e non so se ridere o piangere: https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/pomeriggiocinque/trasgressore-individuato-in-diretta-dallelicottero_F309938901145C13

Lo statalismo nella sua forma più ridicola e grottesca si raggiunse con il grande manager Domenico Arcuri, esaltato dai media come eroe nazionale mentre pontificava offendendo noi “liberisti da divano“, dopo aver comprato a prezzi gonfiati miliardi di euro di mascherine con i soldi degli italiani. Durante la sua illuminata gestione dell’emergenza COVID-19, la struttura commissariale da lui guidata ha effettuato acquisti di mascherine per un valore complessivo di circa 1,25 miliardi di euro, comprendenti oltre 800 milioni di dispositivi. In particolare, circa 218 milioni di mascherine prive di certificazione CE e mai richieste dalle regioni o da altri enti, sono rimaste inutilizzate nei magazzini. Il loro stoccaggio ha comportato un costo mensile di circa 313.000 euro, accumulando spese significative nel tempo. Alla fine, è servito l’arrivo del Generale Figliuolo per mettere un minimo di ordine, e queste mascherine sono state destinate allo smaltimento, con un ulteriore costo di circa 700.000 euro. (Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/bruciate-a2a-218-milioni-mascherine-sbagliate-acquistate-2017891.html)

Ricordo bene come era bravo a giustificarsi il nostro Arcuri. Questo venderebbe il ghiaccio agli esquimesi. C’è solo da imparare: chapeau!

Gli stessi che ora gridano “armiamoci e partite”, sono i medesimi che se parliamo di immigrazione non analizzano i flussi migratori. Non ne conoscono un solo numero. Non sanno le lingue straniere, non hanno mai vissuto all’estero, non conoscono nulla di quello che esiste oltre alla propria comunità locale in cui vivono. Dicono cavolate inapplicabili tipo “dobbiamo accogliere tutti”. Ma tutti chi? Ho chiesto a ChatGPT una stima conservativa del numero di persone che vogliono migrare in europa nei prossimi 10 anni. Ecco la risposta: “A conservative real-world interest range would be: 150 to 200 million people worldwide wanting to migrate to Europe over a decade.” Mi ha poi linkato tutte le fonti. Nell’epoca in cui viviamo, l’ignoranza è una colpa.

Quelli ora con la bava alla bocca per mandarci in guerra sono spesso gli stessi che quando stringono la mano a un nero vanno in bagno di nascosto a lavarsi le mani. I razzisti inconsapevoli, che pensano che il problema dell’immagrazione sia quella clandestina, quando invece la vera questione dell’immigrazione in Italia è l’immigrazione regolare, di cui ce ne sarebbe un enorme bisogno, ma che non facciamo nulla per incentivare. Anzi, facciamo scappare gli stranieri dall’Italia, anzichè tentare di tenerceli stretti. Rendiamo poi l’acquisizione della cittadinanza un incubo, con una burocrazia imbarazzante e tempi infiniti. Una prova? Mia moglie, extracomunitaria, è residente in Italia dal 2013 e ad oggi ancora non è italiana! Da vergognarsi di essere italiani. Invece, il fatto che i giovani italiani scappino dal Paese da ormai 20 anni, come abbiamo più volte discusso in questo blog, è un argomento ignorato. Parlarne metterebbe in luce le responsabilità del Paese e dei propri abitanti, per cui di questo preferiamo non discuterne.

Scommetto che su 100 persone che si dicono ultra belliciste ora, 99 si metterebbero a piangere e chiamerebbero i carabinieri se ricevessero una testata da un estraneo in strada. Fino a che le cose sono astratte e lontane, allora siamo pronti a tutto.

Attenzione, scelgo di non dire la mia idea rispetto a cosa farei relativamente alle guerre. Sicuramente non penso che sia giusto non fare nulla. Basta leggere i miei articoli passati per sapere quello che penso su Putin, sull’Iran o su Hamas. Ma l’ipocrisia proprio non la reggo.

L’ipocrisia porta spesso a dire falsità per giustificare le proprie posizioni contraddittorie. E le fake news sono ormai ovunque, motivo per cui credo che studiare aiuti a non cadere nella trappola della propaganda, che da anni è attiva da ambo le parti del ‘tifo’. Ovunque nel mondo, purtroppo, l’arena politica è dominata da fazioni contrapposte e fideistiche, in stile stadio. Serve invece farsi più domande e avere meno certezze. Cercare informazioni e verificare le fonti, sempre.

Faccio a tal proposito due esempi.

Uno: sento dire spesso la frase “La Crimea è sempre stata Russia“. Falsissimo. Consiglio a chi lo crede di studiare la storia dell’Ucraina. L’anno scorso ho seguito questo corso bellissimo di Yale University, tenuto da Timothy Snyder, riconosciuto come uno dei massimi esperti di storia Sovietica. Il corso in 23 lezioni – The Making of Modern Ukraine – è gratuito e accessibile qui:

https://www.youtube.com/watch?v=bJczLlwp-d8&list=PLh9mgdi4rNewfxO7LhBoz_1Mx1MaO6sw_

Due: fino a pochi mesi fa, sentivo dire dai media dominanti amenità del tipo “I russi combattono con le pale” oppure “Putin sta per cadere“. Quante certezze. Come se non avessi visto vivendo in Turchia quanto è difficile far cadere un dittatore. Sulla base di che dato oggettivo facevano certe previsioni?

Ora, credo che nessuno sappia davvero cosa accadrà. Ricordiamoci che “La storia si ripete” è una banalità che spesso si dice, ma che non ha riscontro scientifico. Snyder lo ripete spesso nel suo corso: non è vero che la storia si ripeta, cosi come non è vero che la storia sia deterministica. Conoscere la Storia aiuta a ipotizzare quali possano essere possibili scenari futuri, e sopratutto a farsi le giuste domande.

Ho trovato quest’anno un documentario di produzione inglese veramente fantastico, in 26 puntate, che fa una panoramica della Seconda Guerra Mondiale. Include testimonianze video dell’epoca di guerra, e interviste del tempo in cui fu filmato (1973, The World At War). La qualità del documentario è enormemente maggiore delle produzioni moderne, il che fa riflettere su quanto il livello dell’approfondimento giornalistico sia peggiorato negli ultimi 50 anni. Tutte le puntate sono gratuitamente visionabili qui:

archive.org/details/the-world-at-war-1973-thames-television-world-war-two/

Interessante vedere come l’esito della guerra non fu per nulla scontato. La sconfitta di Hitlet fu determinata da gravi errori commessi da lui stesso e dalle altre Potenze dell’Asse. Fu proprio la sua cieca convinzione di essere destinato alla vittoria a condurre Hitler alla sconfitta.

E quindi? E quindi niente, vedremo cosa succederà. So però cosa accadrà se pensiamo di risolvere con soluzioni semplici problemi complessi: falliremo miseramente.

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