Incassano ogni mese la pensione. I pochi contributi che hanno versato, sono già stati spesi in passato per le politiche populiste che loro stessi hanno votato. Lo Schema Ponzi delle pensioni italiane è totalmente sostenuto dai lavoratori attuali, che pagano percentuali folli di tasse e contributi pur di sostenere i privilegi e “i diritti acquisiti” dei pensionati italiani.
Ma non è tutto. Durante il periodo Covid, parlare degli effetti sui giovani delle folli politiche di restrizioni era palesemente vietato, poiche’ la reazione era immediata: “Sei un no vax!”. Poco importa se il tema delle restrizioni alla liberta’ di movimento e’ sempre stato un argomento differente rispetto a quello dei vaccini. Ho sempre voluto evitare di parlarne, sia in privato che pubblicamente. Ora spero sia passato abbastanza tempo, per cui le persone siano in grado almeno di seguire un ragionamento prima di iniziare a sbraitare.
Durante la pandemia, in Italia abbiamo chiuso in casa i giovani per circa 2 anni. Senza alcuna base scientifica, tramite una macchina della propaganda abbiamo raccontato agli italiani come in Svezia, senza restrizioni, tutti morivano per strada (io non dimentico!).
Ecco un grafico che mostra l’effetto sull’occupazione giovanile della gestione Covid (preso da un Tweet dell’economista Riccardo Trezzi).
Il famoso “lockdown” ha impattato negativamente sull’accesso regolare all’istruzione delle nuove generazioni, nonche’ sulle opportunita’ di crescita personale. Un enorme sacrificio che i giovani italiani hanno fatto a favore degli anziani.
Mai si sono nemmeno lontanamente considerati i danni pscicologici e sociali delle politiche al tempo del Covid. Aumento di ansia, disagio mentale, depressione e isolamento tra i giovani, i cui reali effetti si vedranno solo nel futuro. La mancanza di contatto fisico con i coetanei, di un rapporto diretto con gli insegnanti, ha certamente avuto effetti duraturi sulle capacita’ relazionali delle nuove leve.
Il tutto e’ stato gestito, come sempre, senza alcun riguardo rispetto alla sostenibilita’ economica, e quindi a debito. Il debito accumulato durante la pandemia graverà sempre sui giovani, aggravando ulteriormente il loro futuro economico.
Ora, gli stessi vecchi che hanno spinto per tali politiche non hanno intenzione di abbassarsi nemmeno di un euro la loro pensione.
Torniamo ai dati, facendo una breve panoramica di quale sia l’impatto delle pensioni in Italia, guardando qualche dato. I beneficiari di prestazioni pensionistiche alla fine del 2023 erano 16.230.157. Fonte: INPS. Ma sapete quanti sono le pensioni erogate? Sono 22,9 milioni (si, hai capito bene: quasi 23 milioni). Significa che in Italia paghiamo 1,42 pensioni per pensionato. Non viene detto nei media tradizionali, vero?
Nella nostra allegra carrellata odierna, passiamo ora ai dati demografici. Per cambiare rotta, direte voi, serve consenso politico. Ecco qui un grafico che mostra la distribuzione della popolazione italiana per eta’. Credo non servano commenti.
In una situazione di questo tipo, i migliori giovani italiani se ne vanno all’estero. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2024 della Fondazione Migrantes, al 1° gennaio 2023 risultano iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) oltre 1,2 milioni di giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 34 anni. È importante notare che le statistiche ufficiali potrebbero sottostimare il fenomeno, poiché non tutti gli emigrati si registrano tempestivamente all’AIRE. Pertanto, il numero reale di giovani italiani residenti all’estero potrebbe essere ancora più elevato. Anche guardando ai dati ufficiali, al contrario di quanto capita per gli italiani in Italia, l’Italia che risiede all’estero è sempre più giovane. La cosa importante da sottolineare e’ la seguente: la fuga dei giovani italiani all’estero registra una accelerazione crescente, anno dopo anno. Fonte: Migrantes
In un contesto cosi’, servirebbe una rivoluzione giacobina. Ma e’ difficile ribellarsi alla gerontocrazia italiana. Ricordiamo che quelli che ora si godono le laute pensioni sono gli stessi che sono stati protagonisti della “Rivoluzione del ’68”. Su come gestire il malcontento e indirizzarlo nella direzione voluta dall’establishment, per mantenere lo status quo, ne sanno piu’ di chiunque altro.
Aggiungiamo anche che i giovani d’oggi non hanno coraggio. Sopratutto quelli che sono rimasti in Italia. Lavorano a testa bassa, pagando tutto in silenzio. Una mandria di pappamolli. Forse, da un lato, meritano tutto quello che gli accadrà. Se le cose vanno bene, il livello delle future pensioni è evidenziato in questo grafico (in ordinata vediamo il tasso di sostituzione tra pensioni e stipendi):
Finiamo con una nota positiva. Guardiamo ai dati sull’impatto nei conti pubblici della spesa pensionistica, a livello globale. Siamo Campioni del Mondo!!


Che dire. I pensionati hanno trovato gli allocchi perfetti. Quel che e’ allucinante dei nostri pensionati e’ che, nonostante tutto, si lamentano pure! “Chiagni e fotti”, cita un detto napoletano. Maestri anche in questo.
Eh ma, qualcuno potrebbe obiettare, il sistema così è insostenibile!
Certo, è insostenibile per noi e per le future generazioni. Ma quanti dei pensionati di oggi saranno vivi tra 30 anni?
Se gli fai notare il problema, ecco qui come rispondono:

Avanti cosi’ allora… e Buon 2025!