Lo confesso, non ho letto tutto il Report di Mario Draghi sulla competitività dell’Europa.
Il link da cui scaricarlo e’ qui:
Molto ben fatto, impaginato bene, luccicante. Certamente illuminante. Probabilmente inapplicabile all’attuale situazione politica europea, fatta di singoli stati in competizione tra loro, che non fanno squadra. Senza l’Unione Europea avremmo certamente avuto una ennesima guerra totale in Europa negli ultimi 80 anni. Abbiamo avuto diverse guerre in Europa con l’UE, e ne continuiamo ad avere, figuriamoci senza.
Ho iniziato a leggere il report, e poi mi sono rifugiato nel leggere i riassunti del report stesso.
Alla fine, mi sono ritrovato a pensare al Perche’. Perche’ Mario Draghi, che e’ stato un uomo di inarrivabile successo, un uomo di potere, un uomo che ha fatto la Storia in Europa, senta il dovere di intervenire ancora, dopo tutto quello che ha fatto. Ha voluto scrivere un report che riporti tutti alla realtà delle cose. Una last call, che sottolinea gli errori del Vecchio Continente rispetto alla mancanza di investimenti, all’incapacità di innovare, alla mancanza di indipendenza militare. Un’Europa che in tutto questo vuole essere ambientalmente sostenibile, e che vuole il massimo grado di welfare state possibile e immaginabile. Il tutto, senza creare le condizioni per poter investire con profitto in Europa, a causa di regole assurde, burocrazia dilagante, e invidia sociale. Vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca.
Il Perchè credo si ritrovi nel fatto che arrivati a una certa eta’, anche i potenti vogliano fare qualcosa per essere ricordati. Indipendentemente dal vantaggio personale. Che senso avrebbe avuto per Draghi aver salvato l’Europa, quando l’Europa se non cambia è destinata ad autodistruggersi nei prossimi decenni?
C’e’ chi come Silvio Berlusconi si costruisce un mausoleo, in linea con la sua personalità narcisistica e il suo ego ipertrofico. E c’e’ chi come Draghi cerca di risvegliare un’Europa sopita, sapendo di attirare a se “le ire delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso” (cit.).
Il mio personale punto di vista e’ che non riusciremo a dare una politica comune europea, e che dovremo puntare ad agire dove possiamo agire, cioè l’Italia. E qui le prospettive sono, se possibile, ancora più nere. La consolazione e’ che cambiare rotta a livello nazionale dipende solamente dal voto degli italiani. Apprezzo il tentativo di Mario Draghi di provarci, cosi come apprezzo il tentativo a livello nazionale di Luigi Marattin e Enrico Costa per la creazione di un Terzo Polo in Italia. Supporto ancora di più l’avventura di Alberto Forchielli e Michele Boldrin con la creazione di Drin Drin, che mira a stabilire un partito liberista e razionale in Italia. Alla fine, parliamo di tutte persone intelligenti, che dovrebbero iniziare a lavorare assieme a un progetto unico, nonostante le piccole differenze di visioni. Draghi, Marattin, Costa, Forchielli, Boldrin. Forse servirebbe un vero leader, che porti tutti questi personaggi di valore a collaborare assieme. Se solo potessimo resuscitare Silvio Berlusconi, a cui la leadership non faceva difetto, e convincerlo per una volta a lavorare per il bene comune, mettendosi alla guida di un movimento che raggruppi le personalità di cui sopra. Sono certo che Berlusconi rinuncerebbe volentieri al suo mausoleo, sapendo di poter guidare un movimento in grado di salvare l’Italia e potenzialmente l’Europa.
La realta’ dei fatti e’ che noi siamo il peggior il nemico di noi stessi. E prendo spunto da un imbarazzante articolo di Stefano Fassina sul Huffington Post, a commento proprio dell’agenda che Draghi propone per l’Europa. Fassina critica il report di Draghi, perchè a suo dire bisognerebbe invece puntare alla redistribuzione della ricchezza.
Siamo alle solite: idee marxiste da un lato e fasciste dall’altro, che di fatto coincidono. Idee idiote, che non guardano al risultato ma solamente all’ideologia. “Dobbiamo redistribuire la ricchezza”, quando il problema e’ evidentemente quello di crearla, la ricchezza. Cosa diavolo redistribuisci, se non produci più ricchezza? Se entrasse in un impianto produttivo di una qualsiasi azienda manifatturiera, Fassina andrebbe probabilmente in autocombustione tipo i vampiri al sole. Fassina denuncia il tentativo di redistribuzione della ricchezza dal basso all’alto, cadendo nel fallace ragionamento statico di chi non capisce che la torta da dividere non e’ una torta statica, ma dinamica. Persone che non sanno come funziona l’economia reale, e non hanno alcun contatto con il mondo delle imprese. Eppure, parlano di economia, come se l’economia dipendesse da ragionamenti ipotetici, fatui, inconsistenti, sterili, vani. Confondono l’economia con la teologia, disciplina rispettabilissima, ma che non e’ soggetta al confronto con il mondo concreto. In economia, se parliamo di redistribuzione dividiamo una ricchezza che può aumentare, o diminuire, in base alle politiche che adottiamo. Se continuiamo ad ascoltare gente come te, caro Fassina, come avvenuto negli ultimi 30 anni, la torta continuerà a restringersi. E ne pagheranno le conseguenze i più deboli, quelli che tu dici di voler difendere.
Mi ha colpito sopratutto questo passaggio del Compagno Fassina: “… il famoso debito pubblico buono. Bene, allora? No. Male. Molto male. Perché, a prescindere dalle regole formalizzate nel revisionato Patto di Stabilità e Crescita, senza un radicale mutamento della politica monetaria, la maggior spesa per interessi risucchierebbe, prima o poi, le risorse per sanità, scuola, politiche sociali”.
Fassina non capisce, o finge di non capire, che gli interessi sul debito non dipendono di per se’ dall’ammontare di debito. Semmai, dal rapporto tra debito e PIL. Sopratutto, dalle aspettative di crescita (o diminuzione) di tale rapporto. Se si crea debito per investimenti che creano un ritorno positivo, gli interessi sul debito diminuiranno. Il problema e’ che gli Stati non sono in condizione di fare investimenti a ROI positivo. Sono i privati in grado di prendere il rischio di impresa, e di eseguire con successo piani di impresa capaci di generare ricchezza. E la soluzione sarebbe molto semplice (tornando a quello che dice Draghi): dobbiamo rendere l’Europa nuovamente attrattiva per gli investimenti privati.
Sono ottimista? No, perchè sono troppi i Frassina di sinistra o di destra in Italia, ma anche in tutta Europa.