Nello sfogo odierno mi concentro sul rapporto tra crescita economica, libertà e l’importanza delle istituzioni democratiche.
Sono ben conscio che parlare di economia con il 90% degli italiani e’ come parlare di vaccini con un antivaccinista. Non importa quanti dati porti, alla fine rimarranno convinti che i vaccini rendono i bambini autistici sulla base di un video di un dottore radiato che hanno visto su TikTok. Mi consolo pensando alla natura strettamente terapeutica del presente blog.
Riassumo ora i contenuti di due libri che consiglio a tutti: Why Nations Fail e The Narrow Corridor, scritti da Daron Acemoglu e James Robinson. In particolare, seguo da anni Daron Acemoglu, economista turco che vive negli Stati Uniti e che a mio modesto parere meriterebbe il premio nobel per il proprio contributo alla scienza economica. Dico questo nonostante io non condivida pienamente alcune sue posizioni. Ad esempio, Acemoglu e’ molto critico rispetto alla tecnologia, e paragona spesso le elite dei mega miliardari create dall’industria tecnologica, con le elite cleptocratiche di nazioni dittatoriali come la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan. Essendo io appassionato di innovazione e tecnologia, distinguo chiaramente Elon Musk, Marc Benioff o Bill Gates da dittatori sanguinari, e non credo siano ugualmente pericolosi per la democrazia.
Ad ogni modo, Daron Acemoglu sostiene alcune idee molto chiare.
In primo luogo, la tesi che Acemoglu dimostra nei propri libri e’ la seguente: per creare prosperita’ e liberta’ abbiamo bisogno di istituzioni democratiche. Le istituzioni democratiche hanno bisogno del supporto popolare. Al fine di mantenere il supporto popolare, le istituzioni democratiche devono portare risultati in termini di crescita economica, redistribuzione della ricchezza prodotta, offerta di beni pubblici (come sanita’ e istruzione), lotta alla corruzione. Qui un grafico che mostra la dinamica della crescita del PIL rispetto al momento in cui una nazione diventa democratica (anno 0 nel grafico sotto).

(Ho visto in prima persona cosa significhi distruggere una democrazia e renderla una dittatura. Gli effetti sull’economia turca sono stati disastrosi, e saranno peggiori in futuro se i seguaci di Atatürk non tireranno fuori gli attributi. Ma questo e’ un altro discorso.)
In secondo luogo, Acemoglu sostiene che stiamo vivendo una crisi della democrazia. Alcuni dati che vengono forniti:
Nel 1960 solo il 30% dei paesi erano democratici.
Nel 1989 con la caduta di uno dei peggior sistemi politici mai esistiti (il sistema comunista sovietico) diversi storici indicarono la vittoria del capitalismo liberale (the victory of liberal capitalism, come definito da Francis Fukuyama) sui regimi totalitari.
Non a caso, nei primi anni 2000, il 60% dei paesi erano democratici.
Da allora, si e’ purtroppo tornati indietro. I dati mostrano che ora molte nazioni stanno abbassando il loro livello di democrazia. Quel che e’ peggio, e’ che sta calando vertiginosamente il supporto verso la democrazia. Questo e’ il primo segnale, che può portare alla fine della democrazia stessa. Alcuni grafici qui sotto.




Ci sono poi, secondo Acemoglu, ulteriori ragioni che stanno mettendo in crisi il modello democratico.
L’Ineguaglianza, specialmente rispetto alla caduta degli stipendi reali. Qui un grafico che mostra la perdita di posti di lavoro che una volta erano appannaggio della cosiddetta “classe media”. Sotto ancora, un grafico che mostra quanta ricchezza viene detenuta dal top 1% nei diversi paesi del mondo.


La Globalizzazione, con i suoi effetti sulle classi medie occidentali, e con i flussi migratori ad essa collegati.
La Tecnologia e la creazione di una nuova elite (e qui io sono molto piu’ moderato – per una volta! – rispetto ad Acemoglu).
La Cina (e la Russia). La speranza che Cina e Russia avrebbero abbracciato i nostri valori si e’ purtroppo rilevata vana. E sono proprio queste due nazioni che investono miliardi su miliardi (non possiamo purtroppo sapere quanti) per convincere noi occidentali che la democrazia non funziona. La creazione e dispersione di fake news e’ sostenuta a tavolino da tali regimi, al fine di indebolirci. Pensiamo al livello di sorveglianza oggi presente in Cina. Piazza Tiananmen non sarebbe mai possibile al giorno d’oggi. I cittadini cinesi sono costantemente controllati da telecamere, per non parlare del Social credit system (un vero e proprio punteggio / score che determina quanto il cittadino sia allineato al Partito…roba da Black Mirror, ma nel mondo reale).
Contrariamente a quanto pensassi 15 anni fa, gli stessi Social media hanno avuto un effetto negativo sul supporto verso la democrazia. Sia per le fake news di cui sopra, sia perché hanno dato voce a chiunque senza responsabilita’ (accountability in inglese) rispetto alle conseguenze delle proprie parole. La mia avversione verso i social media e’ condivisa da Acemoglu, che ne parla in diversi paragrafi dei due libri.
Riassumendo, secondo Acemoglu, la ricchezza delle nazioni e’ determinata dalla creazione di Istituzioni e Mercati inclusivi. In questo senso, gli investimenti in educazione e sanita’ sono fondamentali a garantire l’accesso alle opportunita’ a tutti i cittadini.
Nel grafico seguente, si identifica il processo dinamico tra le due forze in gioco secondo Acemoglu (e’ questo il famoso Narrow Corridor): il Potere della Societa’ (norme sociali, tradizioni, media, organizzazioni sociali) e il Potere dello Stato (istituzioni meramente politiche). Sono questi due poteri che bilanciandosi determinano la prosperita’, la crescita economica e la liberta’. Nel libro, Acemoglu fornisce dati e esempi reali di nazioni in vari momenti storici e posizioni geografiche.

La conclusione di Acemoglu e’ la democrazia non puo’ essere data per scontata. Come la sua Turchia dimostra, la democrazia esiste ora in occidente, e potrebbe non esistere in futuro.
Insomma, non dobbiamo mai smettere di lottare per la liberta’.
Non ci avete capito nulla? E allora compratevi i libri di Acemoglu e leggeteli, cribbio!