Sono passati 12 anni da quando Fare per Fermare il Declino è stato fondato. Resta ad oggi l’unico partito che io avrei votato convintamente. Da allora, il nulla più assoluto.
Ma ci sono speranze che questo Paese contrasti il dilagante populismo sovranista fascio-socialistoide?
Guardiamo ai numeri.
Ci sono quasi 18 milioni di pensionati, oltre un terzo degli aventi diritto al voto. Questo numero è destinato ad aumentare. Alla stragrande maggioranza di questi non interessa il futuro del Paese. L’unica cosa che vogliono è ottenere il più possibile risorse dalla collettività, tramite il sistema sanitario che resta scandalosamente gratuito per loro, e tramite delle pensioni per le quali non hanno mai versato sufficienti contributi (senza contare che tali contributi sono stati già spesi dall’INPS in passato e ora non esistono più… motivo per cui l’INPS e il nostro folle sistema pensionistico è uno schema Ponzi).
Altri 4-5 milioni di italiani non fanno altro che attendere di andare in pensione. Si trascinano nei loro lavori più o meno noiosi, al fine di arrivare alla tanto agognata pensione. Quasi nessuno di questi è interessato a creare un futuro per il Paese, fintanto che la politica promette loro un lauto assegno pensionistico.
Tutti questi sono nemici del cambiamento. Guardano la televisione e ascoltano le balle dei media italiani.
Vi sono poi almeno 6 milioni di persone che lavorano in ambienti “protetti” (voglio essere buono). Dipendenti pubblici o dipendenti di istituzioni para-statali. In certe aree del Paese, queste persone rappresentano l’unico reddito familiare, condizionando il voto anche del/della consorte.
Sono circa 51 milioni le persone che hanno diritto di voto in Italia.
18+4+6, e siamo già a ben oltre il 50% degli aventi diritto. Qual è la probabilità che questo Paese voti per un cambiamento in direzione della competitività, se oltre metà dei votanti è nemica del cambiamento? Non c’è da essere molto ottimisti.
Da anni tifo per un default, così che gli effetti delle nostre politiche folli siano evidenti a tutti. Dopo tutto, perfino in Argentina hanno capito che l’unica speranza è il liberismo.
Servirebbe un maggiore coinvolgimento da parte di chi il cambiamento dovrebbe volerlo.
Quanti sono quelli che possono volere il cambiamento?
Al massimo 5 milioni, forse 8 milioni di votanti. Il problema è che manca voglia di fare. Se ad esempio prendiamo i 9 milioni di votanti under 35 (e non tutti di questi sono amici del cambiamento, ovviamente), basta avere esperienza diretta con i giovani italiani per sapere che manca brama di reagire. La mia generazione in particolare, quella degli under 40 (che non sono più giovani, ma in Italia spesso vengono ancora considerati tali) ha le colpe maggiori. I migliori se ne sono andati all’estero. I più pigri, i meno brillanti, sono rimasti. Nella stragrande maggioranza dei casi, quelli della mia generazione non hanno alcuna cultura economica, non hanno mai visto altro se non come le cose funzionano a livello locale italiano. La gravissima situazione italiana viene considerata ormai normale e immutabile. In una espressione: sono anche i giovani italiani ad essere rimasti indietro.
In questi giorni ho sentito che Michele Boldrin e Alberto Forchielli stanno pensando di creare un partito liberista. Che sia la volta buona? Servirebbero personaggi di quella caratura, capaci di prendere in mano le sorti del Paese. O perlomeno, che iniziassero a raccontare la verità dei fatti. Ma non in un blog sfogatoio come questo, che ha un fine puramente terapeutico e personale. Serve diffondere cultura nel Paese, serve il coinvolgimento di quei 5 milioni di italiani che il cambiamento lo devono volere. Serve dare loro un partito che sia veramente votabile. Solo così potrebbe esserci una speranza. O forse è comunque troppo tardi.
