Milei, un rapido aggiornamento

Al di lá della campagna di stampa menzognera, che imperversa vergognosa e senza sosta anche da noi in Italia, vediamo come sta andando l’Argentina con Javier Milei.

I difensori della libertà in tutto il mondo sapevano bene quanto sarebbe stata complessa la missione di Milei. Una missione quasi impossibile, per salvare una delle economie più disastrate al mondo. Un’economia un tempo tra le piu’ ricche del pianeta distrutta da 80 anni di politiche peroniste. Statalismo e assistenzialismo, che portano a corruzione e cleptocrazia, che portano alla distruzione del merito, che portano alla povertà. E’ un po’ come se Maurizio Landini governasse un paese per 80 anni! Se ci pensiamo, e’ un miracolo che la povera Argentina esista ancora dopo la tortura che ha dovuto subite.

Servirà realismo. Servirà tanta pazienza. La Grecia ci ha messo 10 anni a sistemare i propri conti pubblici, e non è mai stata messa cosi male come lo e’ l’Argentina. Milei potrebbe, se riuscisse nella sua impresa, dare speranza al mondo intero.

Il programma di Milei, che punta ad attrarre investimenti stranieri, reintrodurre un vero stato di diritto e l’economia di mercato, si scontra contro una delle Caste più potenti al mondo. Milei deve rompere l’abbraccio tra partiti politici e sindacati, che con la propria compartecipazione corrotta hanno incancrenito la società argentina.

Il 12 giugno, fuori dal Senato argentino, la polizia ha dovuto affrontare proteste violente, con manifestanti che lanciavano molotov, risultando tra le altre cose in un’auto di un giornalista incendiata. All’interno del Senato, le discussioni sono state altrettanto accese. Cristina López, senatrice dell’opposizione, ha definito il presidente Javier Milei “malato di mente”. Milei non ha fatto nulla per abbassare i toni. Mentre il Senato discuteva ha definito il governatore della provincia di Buenos Aires, un politico dell’opposizione, un “nano comunista”.

Le proteste sono nate a causa di due riforme economiche di Milei, mirate a risollevare l’economia argentina. Nonostante la violenza, entrambe le riforme sono state approvate dopo oltre 20 ore di dibattito.

Milei, al potere da dicembre, ha ridotto drasticamente la spesa pubblica, causando un surplus fiscale ma anche una profonda recessione. Tutto ciò era nelle attese, ed era stato anticipato dallo stesso Milei (resta famoso il suo “No hay plata”). 

La prima vera vittoria legislativa di Milei è stata celebrata dai mercati e dal Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, il governo ha dovuto fare concessioni significative per far approvare le leggi, tra cui l’eliminazione del ripristino dell’imposta sul reddito personale (che era stata eliminata dai peronisti appena prima delle elezioni, in un disperato tentativo clientelare di compravendita di voti) e la privatizzazione di solo due delle 40 aziende previste. Tra chi ha evitato la privatizzazione all’ultimo minuto, la famigerata Aerolíneas Argentinas, una Alitalia “on steroids”, utile solo per clientelismo politico (per dare un dato: 667 milioni di Dollari di perdite nel 2019).

Ora, la Camera bassa deve votare una versione del disegno di legge che concili le differenze con la versione del Senato. La popolarità di Milei, nonostante la recessione, rimane alta, con un tasso di approvazione sopra il 50%, grazie alla sua critica costante della Casta e alla riduzione dell’inflazione. Tuttavia, la recessione continua a peggiorare, e il futuro delle riforme di Milei dipende da un recupero economico rapido senza un nuovo aumento dell’inflazione.

Cosa accadrà all’Argentina? Riuscirà Milei a trionfare sulle forze peroniste, dando un futuro al proprio Paese?

Non ci resta che rimanere con il fiato sospeso. Nel mentre, continueremo a leggere e sentire le solite balle sui nostri media locali.

VIVA LA LIBERTAD CARAJO!

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