Le Elezioni Europee sono alle porte. Come sempre, non andrò a votare.
Avevo riposto qualche speranza anni fa in un partito chiamato Azione, che è stato costituito da Carlo Calenda. Stando alle dichiarazioni e ai numerosi libri pubblicati dal fondatore (ho letto volentieri “I Mostri”) il partito avrebbe dovuto diventare il punto di riferimento dei liberisti in Italia. Dopo un inizio promettente, passo dopo passo molti dei principi fondanti del progetto sono stati rinnegati. Come dimenticare l’appoggio di Carlo Calenda al salario minimo, ad esempio (senza per altro riferimento alcuno al concetto di gabbie salariali, che sarebbe poi l’unico modo serio di proporre una misura come il salario minimo in un paese come l’Italia). Impossibile non notare inoltre la mancanza di visione politica, con una gestione personale delle dinamiche di alleanza che mettono l’interesse personale davanti a quello del Paese. Basti pensare alle antipatie con Renzi che puntualmente fanno saltare qualsiasi progetto di allargamento del campo a formazioni politiche con una identità simile.
Quindi, come sempre, non c’è un partito che rispecchi le mie idee. Me ne starò a casa con i pop corn a vedere il triste spettacolo politico che si prospetta nei giorni successivi al voto. Assisterò ancora una volta ad alcuni incompetenti che si offendono tra di loro. I populisti di sinistra che offendono i sovranisti di destra. Tutti che sostanzialmente vogliono le stesse cose, cioè salvare la propria poltrona, assicurando posti alle proprie clientele elettorali. Tutti spaventati dal futuro, incapaci di comprenderlo. Tutti contrari all’innovazione, al progresso. Tutti statalisti, assistenzialisti.
Anche seguendo poco la triste campagna elettorale, ho notato che non si parla mai dei temi che realmente hanno un’impatto sulla realtà. In particolare, nella politica italiana non si nomina nemmeno il concetto di produttività.
Semplificando, la produttivita’ può essere definitiva come il rapporto tra la quantità di output e la media ponderata degli input utilizzati nel processo di produzione.
In particolare, si può parlare di Total factor productivity (Produttività totale dei fattori). In questo caso, di considerano input le quantità di servizi forniti dai fattori produttivi per unità di tempo e, in aggiunta alle produttività dei singoli fattori, si calcola una produttività totale definita come il rapporto tra un indice di output e un indice di input, media ponderata degli indici di lavoro e capitale.
La produttività del capitale, inutile dirlo, si misura tramite la quantità di output generato per unità di capitale investito. Allo stesso modo, la produttività del lavoro può essere calcolata come rapporto fra il margine operativo lordo e il numero di persone occupate.
Sebbene distinti, i due tipi di produttività sono interconnessi. Ad esempio, un miglioramento delle attrezzature (capitale) può aumentare la produttività del lavoro, e viceversa, una forza lavoro più qualificata (impropriamente detto “capitale umano”) può migliorare l’utilizzo del capitale. Capeesh?
Ecco, se capisci, allora hai capito che il problema in Italia non sono i salari bassi.
Poco capitale investito + Bassa qualità del “capitale umano” –> Poca produttività –> Salari bassi
I salari bassi sono una conseguenza. Il problema in Italia sono i pochi investimenti da un lato, e la bassa qualificazione della forza lavoro dall’altro.
Teniamo a parte il tema della formazione, che sarebbe un altro argomento importantissimo e lungo da affrontare. Finchè pensiamo che sia fondamentale per tutti studiare latino e vediamo con superiorità chi studia materie tecnico-scientifiche, non andremo da nessuna parte (ogni riferimento a Carlo Calenda e alla sua visione sull’importanza degli studi classici è assolutamente voluto).
Parlando del capitale. Perchè si investe poco in Italia, nonostante un altissimo risparmio privato?
Se ti fai questa domanda, non ha mai provato ad aprire, a far crescere e a gestire un’impresa in Italia. Lo Stato fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote. La burocrazia è cervellotica. Il sistema fiscale ingiusto. In caso di necessità, il sistema giudiziario è totalmente inefficiente (la vera minaccia in Italia è “Fammi causa!”, come dice un mio amico avvocato).
A dire il vero, la domanda da farsi sarebbe “Come è possibile che gli imprenditori italiani continuino a investire in Italia?“. Personalmente, mi stupisco più di questo. Nel mio piccolo, negli ultimi anni ho fondato un paio di piccole imprese in UK con un socio inglese, investendo all’estero. Devo dire che mai scelta fu più giusta. Comunicazioni gestite online, obblighi formali ridotti e chiari, semplificazioni sotto una certa soglia di fatturato per permettere l’avviamento dell’attività. Un sistema che comunica all’imprenditore “Siamo con te, non contro di te”.
Per chiudere, il grande Fabio Scacciavillani (Inglorious Globastard, canale che seguo con stima) spiega con parole semplici il concetto di produttività molto meglio di come lo possa fare io. Consiglio la velocità x2 nel guardare il video perchè Fabio parla più lento di un liceale il sabato sera dopo il secondo spinello.