Ho recentemente visto il secondo film di Dune, ispirato ai libri dell’autore americano Frank Herbert. Il film e’ fantastico. L’opera mi ha fatto riflettere sui rischi della concentrazione del potere, sulle sue conseguenze e sull’apparente ineluttabilità del destino.
Il problema di fondo delle democrazie moderne pare essere l’impossibilità di prendere decisioni impopolari ma importanti per il futuro. Nel contempo, i pesi e contrappesi della democrazia e le sue lentezze burocratiche rallentano per forza di cose i processi decisionali. La cosa appare molto problematica in situazioni di emergenza. Nel caso delle guerre che ci vedono coinvolti, i limiti delle democrazie occidentali paiono evidenti.
La tentazione di volere un sistema di “decision making” maggiormente concentrato è forte, soprattutto nel nostro paese, nel quale abbiamo da poco visto le conseguenze del famigerato “uno vale uno”. Il fatto che menti brillanti come Mario Draghi possano essere zittite da bibitari e commedianti certamente fa venire il dubbio che possano esistere alternative ai sistemi democratici. Dal mio punto di vista gli ultimi 10 anni sono serviti a toccare con mano i danni dell’idea di democrazia diretta, e ad apprezzare maggiormente l’intermediazione rispetto al volere popolare, data dalla presenza delle istituzioni democratiche.
Certo, se fosse possibile scegliere un dittatore illuminato, si risolverebbero molti problemi. Realisticamente, non è un’opzione percorribile.
Esistono pochissimi casi nella storia di dittatori che hanno avuto un impatto positivo nel progresso dei propri popoli.
Kemal Atatürk (nato Mustafa Kemal) è dal mio punto di vista il migliore esempio di un dittatore straordinariamente benefico per la storia dell’umanità. Un uomo giusto, anche se con le sue idiosincrasie. A titolo di esempio, possiamo sostenere che Kemal fosse un alcolizzato – cosa che gli islamisti che dominano purtroppo oggi in Turchia non smettono mai di ricordare. Ma era soprattutto un visionario, che ha avuto un ruolo vantaggioso per l’occidente molto maggiore rispetto a quanto gli venga riconosciuto nell’occidente stesso.
Atatürk fece in modo di portare la Turchia nel blocco Atlantico (e’ il motivo per cui la Turchia è nella NATO) e di creare le basi per una solida democrazia moderna.
Creo’ anche le contromisure per combattere le spinte reazionarie dell’islamismo, in particolare rivolgendosi ai giovani.
Non a caso, il suo Nutuk, un tempo parte dei programmi scolastici, è ora bandito dalle classi turche.
Fa riflettere il fatto che Atatürk avesse fatto di tutto per prevenire la situazione attuale della Turchia.
Conscio dei pericoli dell’islamismo, l’obiettivo del Gazi era la creazione di un popolo turco colto e consapevole, pronto ad abbracciare le istituzioni democratiche.
Un popolo in grado di controllare ogni spinta reazionaria che potesse trascinare la Turchia nel buio della ragione del fondamentalismo religioso.
Esattamente il contrario di quello che avviene oggi in Turchia. Tristemente, il regime ha recentemente eliminato dai programmi scolastici l’insegnamento delle teorie scientifiche sull’evoluzione (https://kisadalga.net/haber/detay/meb-liselerdeki-biyoloji-mufredatina-evrim-karsiti-yaratilis-felsefesi-ekleyecek_94103).
In uno dei suoi piu’ famosi discorsi, a Bursa, il 5 Febbraio del 1933, Ataturk avvertiva i giovani turchi del rischio che un giorno lo Stato potesse diventare il nemico della rivoluzione che lui stesso aveva iniziato.
“Türk Genci, devrimlerin ve cumhuriyetin sahibi ve bekçisidir. Bunların gereğine, doğruluğuna herkesten çok inanmıştır. Yönetim biçimini ve devrimleri benimsemiştir. Bunları güçsüz düşürecek en küçük ya da en büyük bir kıpırtı ve bir davranış duydu mu, “Bu ülkenin polisi vardır, jandarması vardır, ordusu vardır, adalet örgütü vardır” demeyecektir. Elle, taşla, sopa ve silahla; nesi varsa onunla kendi yapıtını koruyacaktır. Polis gelecek, asıl suçluları bırakıp, suçlu diye onu yakalayacaktır. Genç, “Polis henüz devrim ve cumhuriyetin polisi değildir” diye düşünecek ama hiçbir zaman yalvarmayacaktır. Mahkeme onu yargılayacaktır. Yine düşünecek, “demek adalet örgütünü de düzeltmek, yönetim biçimine göre düzenlemek gerek.” Onu hapse atacaklar. Yasal yollarla karşı çıkışlarda bulunmakla birlikte bana, başbakana ve meclise telgraflar yağdırıp, haksız ve suçsuz olduğu için salıverilmesine çalışılmasını, kayrılmasını istemeyecek. Diyecek ki, “ben inanç ve kanaatimin gereğini yaptım. Araya girişimde ve eylemimde haklıyım. Eğer buraya haksız olarak gelmişsem, bu haksızlığı ortaya koyan neden ve etkenleri düzeltmek de benim görevimdir.” İşte benim anladığım Türk Genci ve Türk Gençliği!”
Ne traduco una parte in italiano:
“Con le mani, con le pietre, con il bastone e con le armi; (il giovane turco) difenderà la sua opera con tutto ciò che ha. La polizia arriverà, lascerà liberi i veri colpevoli e arresterà lui (il giovane turco) come colpevole. Il giovane penserà “La polizia non è più la polizia della rivoluzione e della repubblica”, ma non implorerà mai. Sarà giudicato dal tribunale. Pensando ancora, “sarà necessario correggere anche l’organizzazione della giustizia, e regolarla come abbiamo regolato la forma di governo.” Sarà messo in prigione.”
L’attuale leadership della Turchia rappresenta esattamente quello che Atatürk combatteva.
Eppure, come Paul in Dune, sembra quasi che le azioni di Atatürk abbiano portato esattamente a quello che il grande leader voleva evitare. E tutto questo nonostante Atatürk, come Paul, avesse sempre dimostrato una capacità inarrivabile di prevedere il futuro.
Per fare un esempio, il Gazi aveva previsto esattamente il fato che attendeva il nostro di dittatore, Benito Mussolini. Atatürk, che era stato un valoroso soldato e un vittorioso generale per l’intera sua vita, considerava la guerra come un mezzo di ultima istanza, da evitare ad ogni costo. Nello stesso tempo, reputava i vestiti militari una cosa seria, e si vestiva sempre in abiti civili, tranne specifiche e mirate occasioni. Vi e’ un famoso episodio, proprio in un incontro con l’ambasciatore italiano ad Ankara, quando gli italiani ripeterono di considerare la regione di Antalya italiana. Atatürk ascoltò in silenzio. Usci’ dalla stanza e torno’ in vestiti militari, per la prima volta dall’instaurazione della Repubblica. Senza commentare ulteriormente, chiese all’ambasciatore italiano: “Ora, continui pure per favore…cosa stava dicendo?”. A quel punto, fu l’ambasciatore italiano a rimanere senza parole (da “Atatürk, the Rebirth of a Nation” di Patrick Kinross).
Mussolini era considerato dal Gazi non degno di rispetto, in quanto non era null’altro che un insegnante che giocava a fare il soldato, un attore che fingeva di sapere che cosa stesse facendo. Aveva previsto che non avrebbe resistito alla tentazione di divertirsi a fare il Giulio Cesare conquistatore sulle spalle del popolo italiano.
Atatük pronunciò queste parole: “Mussolini sarà impiccato dal suo popolo, un giorno”.
Tornando alla Turchia moderna, è triste vedere come i nemici di Atatürk siano riusciti ora a presentarsi come i suoi naturali eredi.
L’attuale dittatore turco, da anni fa opera di mistificazione sul tema, con chiari segni più o meno diretti che lo paragonano al grande Kemal. Rinomato è il fatto che per alcuni periodi in tutta la Turchia erano appesi un ritratto del Gazi e un ritratto del “Reis” (come ama essere chiamato) uno di fianco all’altro. I tratti somatici dell’uno erano stati fotoshoppati su quelli dell’altro, per dare un segnale al subconscio dei cittadini. Qualcuno se ne accorse, e la notizia giro’ nei social, nonostante il dominio assoluto che il partito ha sui media. Da allora, i ritratti fotoshoppati non ci sono più, ma si vedono sempre le due foto affiancate.
La Storia e’ in divenire, e personalmente nutro ancora speranze per la Turchia. Sarà l’impatto dell’epica figura di Kemal migliore di quella che ha avuto Paul in Dune?
Trovo interessante citare un’intervista a Frank Herbert, che denuncia i rischi della concentrazione del potere. Di fatto, pare proprio essere questo il principale messaggio della sua opera Dune. “Don’t trust leaders to always be right”. “I think that our society was formed out of a distrust for government and we seem to have lost that distrust for government”.
Infine, una considerazione economica. Il concetto di concentrazione di potere vale anche per le decisioni economiche. E’ uno dei tanti motivi per cui preferisco sempre la struttura dell’economia di mercato, rispetto a quella della pianificazione centralizzata. Un sistema economico in cui gli individui, più che il governo, prendono la maggior parte delle decisioni riguardanti le attività e le transazioni economiche, e’ un sistema economico migliore e più giusto. Credo che Frank Herbert sarebbe d’accordo con me.
Ottimo articolo, grazie. Mi sto candidando a sindaco di Valdagno con l’obiettivo di ricostruire la fiducia partendo dalla comunità.
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