Ci siamo.
Non siamo in grado di spendere i soldi del PNRR. Come prevedibile, lo Stato ha trattato la disponibilita’ di ulteriore capitale di debito come un’opportunita’ di aumento di sprechi e ruberie. Noi Italiani amiamo trattare il debito pubblico come se parlassimo di danaro calato dall’alto, come una qualche forma di donazione. Chiaramente cosi non e’: si tratta di debito – appunto – che dobbiamo dimostrare costantemente di essere in grado di restituire.
Viviamo un momento di svolta per quanto riguarda l’evoluzione tecnologica. Dall’avvento dell’AI, al quantum computing. Nulla sara’ mai piu’ come prima. Chiaramente, nulla di tutto cio’ viene trattato nell’agenda politica italiana.
Siamo anche testimoni di una fase storica drammatica da un punto di vista geopolitico. La guerra tra NATO e Russia e’ ormai consolidata. E’ gia’ iniziata la guerra fredda tra Cina e USA, con la possibilita’ che un conflitto armato scoppi su Taiwan nei prossimi anni. Anche su questo fronte, l’Italia ha scelto di non avere una posizione netta. I nostri politici usano il tema geopolitico come mezzo per ottenere consenso con il proprio elettorato, con posizioni che cambiano a seconda del contesto, senza alcuna chiarezza.
Come se non bastasse, la revisione delle catene di fornitura, iniziata con il Covid, e’ ormai una necessita’ consolidata. Lo stesso vale per la fornitura di energia e di combustibili fossili. Le nazioni del mondo stanno ridisegnando i propri assetti strategici. Inutile dirlo: nessun piano strategico nazionale anche sul punto.
In Italia parliamo di licenze taxi e di migranti. Questo e’ il livello del dibattito pubblico italiano. Dovremmo invece parlare di come rendere il futuro del Paese sostenibile. Di come utilizzare i fondi del PNRR per generare crescita e riportare l’Italia al passo delle generazioni piu’ avanzate. Ma non ce la facciamo. Non abbiamo alcuna visione di un futuro dove l’Italia sia una nazione che investe in attivita’ strategiche, in grado di produrre innovazione, di generare prodotti e servizi ad alto valore aggiunto. Il dibattito sulla crescita e’ inesistente, in un Paese che e’ in stagnazione economica da 20 anni.
Tutto questo i mercati lo sanno. E per tutti questi motivi, la tempesta perfetta e’ in arrivo.
I tassi di interesse si sono alzati, e questo rende il servizio del debito pubblico italiano (cioe’, la spesa per interessi) insostenibile. Con previsioni di crescita dello 0,9 o 1.3 celebrate come trionfalistiche. Con tassi di interesse superiori al 5% e una crescita che non ha nemmeno una speranza di concretizzarsi, ogni tentativo dei nostri governi di mostrare il debito pubblico come sostenibile verra’ ricevuto con una sonora pernacchia dai mercati.
Personalmente, mi auguro dal 2010 che l’Italia vada in default, perche’ ritengo che sia l’unico modo per creare un vero shock che convinca l’opinione pubblica della necessita’ di un cambiamento. E’ l’unico modo per portare a compimento le riforme economiche strutturali che servono.
So benissimo che potrebbe nuovamente accadere cio’ che e’ accaduto in passato. Governi tecnici, riformine piu’ o meno efficaci per tirare a campare, e si va avanti come prima, rimandando il problema al futuro (avevo scritto un articolo sul punto: “Non siamo nemmeno in grado di fallire”). Ma considerando tutto quanto sta accadendo ora, tutto assieme, e nella totale indifferenza della nostra classe dirigente e della nostra opinione pubblica, questa volta puo’ accadere davvero.
Che sia in arrivo il default dell’Italia?