GRADO DI POLEMICA: 5/5
GRADO DI COSTRUTTIVITA’: 1/5
Lo sfogo odierno deriva da un paio di episodi che mi hanno fatto ribollire il sangue.
Nonostante il mio proposito di non seguire le news, sono capitato su Linkedin di fronte a due notizie che mi hanno nuovamente gettato nello sconforto rispetto al futuro del paese Italia.
La prima può essere considerata un dettaglio, ma dal mio punto di vista non lo e’ affatto. L’unico partito che si dichiara liberista in Italia, Azione, ha visto il proprio leader incontrastato sostenere l’esigenza del Salario Minimo in Italia. Le considerazioni teoriche a questo punto non mi interessano nemmeno più. Ho da tempo abbandonato l’interesse per la filosofia, cosi come per la teoria economica, che tanto mi appassionavano una quindicina di anni fa. Ormai sono molto più cinico, e guardo semplicemente alle cose in base al loro effetto pratico. Parlare di Salario Minimo in Italia, tuout court, e’ una cagata pazzesca. L’effetto di tale imposizione sarebbe disastroso per le imprese, oltre a portare un inevitabile aumento del mercato nero.
La cosa e’ talmente ovvia che sono in imbarazzo a doverla spiegare. Stimavo Carlo Calenda, e fui tra i primissimi ad iscriversi anni fa al suo partito (avevo la tessera 206, fatta la prima mattina del lancio). Ho ormai capito che il suo progetto politico e’ assolutamente inconsistente, al pari di chiunque altro io abbia visto negli ultimi quasi 30 anni di politica italiana ai quali ho mestamente fatto da spettatore. Ho perso fiducia in Calenda ormai anni fa, prima delle elezioni politiche, in quel imbarazzante valzer di alleanze che ha coinvolto a fasi alterne il PD, la sinistra estrema, Italia Viva di Renzi e se non ricordo male anche il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini.
In una Italia dove l’ovvio e’ rivoluzionario, spiegherò qui con un esempio perché il Salario Minimo in Italia e’ una cagata pazzesca. Il Paese e’ diviso in aree geografiche con una diversità economica e sociale elevatissima. Ad un Nord relativamente ricco, si aggiungono ampie aree del Sud che sono tra le più povere di Europa. Abbiamo già l’enorme problema dei sindacati, che in Italia sono nemici dei lavoratori, del popolo, e direi anche di tutto ciò che e’ bello e giusto nel mondo. I sindacati italiani sono il male assoluto, secondi solo al Notariato e a poche altre caste medievali italiane. Abbiamo già i contratti collettivi che non considerano in alcun modo le differenze territoriali, e livelli di trattamento economico che a Milano sono uguali che a Vibo Valentia (la provincia più povera di Italia). Questo significa che un dipendente pubblico a Milano guadagna come un dipendente pubblico a Vibo Valentia. E che anche per il settore privato i livelli contrattuali a Vibo Valentia sono gli stessi che a Milano. Chiaramente questa situazione ha contribuito in maniera importante a fare del Sud Italia il deserto sociale che e’ oggi. Creiamo regole che disincentivano la creazione di imprese al Sud, togliendo al Sud una importantissima arma competitiva: il più basso costo della vita permetterebbe alle imprese di investire al Sud, sapendo di poter avere un risparmio nel costo del lavoro. Chiaramente, preferiamo incentivare i nostri imprenditori, nonché gli imprenditori stranieri, ad investire in altri paesi (ad esempio, la Romania, la Polonia, o altri). La ragione? Non esiste, se non una difesa di principi stupidi e senza alcun valore. La soluzione a questo problema si trova nelle cosiddette “gabbie salariali“, che permetterebbero di relazionare il livello economico del contratto collettivo in base al costo della vita. Troppo semplice, a noi italiani le soluzioni semplici e funzionali non piacciono proprio. Preferiamo mandare tutto a scatafascio.
Ora, torniamo al Salario Minimo. Mettiamo che lo determiniamo a 9 euro lordi all’ora. Ci rendiamo conto che 9 Euro lordi all’ora sono insufficienti per Milano, ma sono una esagerazione per Vibo Valentia? Cosa credi che accada in una situazione simile? Bravo, hai usato il cervello, e hai capito che quello che accade e’ che a Milano per moltissimi lavori anche non qualificati si andrà sopra al salario minimo, mentre a Vibo Valentia i lavori regolari verranno ulteriormente limitati. Si utilizzerà ancora di più il lavoro nero. Inoltre, per tutto il territorio nazionale si dara’ un forte incentivo all’automazione ed eliminazione dei lavori poco qualificati (compro una macchina e/o un software che facciano il lavoro che può fare un lavoratore poco qualificato, se mi costringi a pagare troppo il lavoro poco qualificato). Senza gabbie salariali parlare di Salario Minimo in Italia e’ pura follia. Calenda non può non saperlo, ma chiaramente non e’ interessato all’effetto pratico delle sue politiche, ma soltanto alle conseguenze mediatiche delle sue azioni e dichiarazioni. Un ennesimo partito populista in Italia, altro che liberismo.
Il secondo episodio e’ pure peggio. E’ degno di una politica paternalistica. Lo Stato Padrone che decide quanto e’ giusto guadagnare, imponendo improvvisamente una ulteriore tassa sugli “extra profitti” degli istituti bancari in Italia. Non ho nessuna simpatia per le banche ed l’antiquato sistema bancario italiano. Mi auguro anzi che le grandi tech companies americane un giorno abbiano voglia di occuparsi della nostra piccola penisola, e vengano a spazzare via le nostre obsolete istituzioni finanziarie. Ma se c’e’ una cosa che non posso sopportare e’ l’ignoranza e l’altezzosità che si cela dietro ad una decisione di questo tipo. Lo Stato italiano dice al mondo che si ritiene in diritto di decidere cosa rappresenti un giusto profitto, e cosa è da considerare un profitto eccessivo. E in ogni momento, si ritiene libero di intervenire tassando imprese private.
La cosa fastidiosa e’ che so che tale intervento sarà certamente popolare in Italia, considerando l’assoluta ignoranza economico e finanziaria che dilaga nel Paese. E ancora una volta, i risultati nefandi di tale decisione non interesseranno a nessuno, nella nazione dove l’apparenza conta molto più della concretezza.
I titoli bancari italiani hanno già perso oltre il 10% in borsa, con un impatto economico negativo molto superiore a quello della tassa sui presunti “extra profitti”. Ma l’effetto peggiore e’ di un danno incalcolabile alla reputazione del Paese. Abbiamo detto forte a chiaro al mondo “Vuoi investire in Italia? Devi essere proprio stupido per farlo.”
Ora so che il governo sta maldestramente cercando di porre rimedio alla cosa, con limitazioni dell’ammontare massimo della tassa in base a parametri di bilancio eccetera eccetera. Il danno e’ fatto, ed e’ enormemente superiore a quello calcolabile nell’immediato. Ma e’ giusto cosi, perché la decisione idiota rispetto agli “extra profitti” bancari riflette quello che noi italiani siamo.
Siamo un Paese morente, in lento declino. Abbiamo la fortuna di essere in un contesto europeo che ci limita nella nostra capacita’ di farci del male. Siamo cosi deboli da non essere nemmeno in grado di decidere autonomamente le nostre politiche economiche. Se lo fossimo, sono certo che nel giro di pochissimi anni andremo incontro al fallimento dello Stato italiano, considerando il livello enorme e sempre crescente di debito pubblico, unito al quadro generale della nostra economia. Ma non possiamo nemmeno decidere cosa fare autonomamente. Come un vecchio malato affidato ad una badante poco interessata, l’Italia e’ condannata ad un lento ed inesorabile declino. E probabilmente e’ quello che ci meritiamo.