Oggi mi sono ritrovato davanti al piccolo schermo, pronto ad immergermi nella seconda puntata di un documentario su Netflix. Questa volta, l’attenzione era rivolta alla vita di Fatih Terim, un leggendario allenatore di calcio turco. Non posso dire che il documentario fosse particolarmente emozionante o originale, era il classico genere che tutti conosciamo: interviste al protagonista e alla sua famiglia, che cercavano di tratteggiare il ritratto di questo personaggio sportivo, svelando qualche sfumatura della sua sfera privata.
Naturalmente, la storia si focalizzava sulle imprese sportive di Terim e il suo profondo legame con il Galatasaray. E, come ben noto, la sua più grande impresa fu senza dubbio la vittoria della Coppa UEFA nel 2000, un risultato che rimane ancora oggi unico per una squadra di calcio turca.
All’epoca, io ero solo un ragazzino di dodici anni e dopo quella coppa Uefa ricordo bene, da tifoso dell’Inter, il successivo arrivo a Milano del capitano di quella squadra, Hakan Şükür. L’avventura di Şükür con l’Inter non fu particolarmente esaltante, ma questa è un’altra storia.
Dopo aver visto la prima puntata del documentario, mi era sembrato strano non aver mai visto un’immagine di Hakan o sentito pronunciare il suo nome. Ma dopo la visione della seconda puntata, che dettagliava passo dopo passo la vittoria della Coppa UEFA, tutto è diventato molto chiaro. Ogni volta che un giocatore diverso segnava un gol, veniva nominato. Ma quando era Hakan a segnare, il “documentario” semplicemente affermava: “Il Galatasaray ha segnato un gol.” E nella finale, in cui il Galatasaray vinse ai rigori (con Hakan che segnò il secondo rigore), tutti i rigori vengono mostrati tranne quello di Hakan. Perfino la consegna della coppa venne tralasciata (e Hakan era il capitano della squadra: fu lui ad alzare la coppa).
Avendo vissuto per anni in Turchia, non dovrei essere sorpreso da tutto ciò. Il paese è diventato una dittatura cleptocratica, in cui non esiste alcuna libertà di opinione e i media sono completamente controllati. Ma non mi sarei mai aspettato che si arrivasse a cancellare una persona dalla storia, o che ci si impegnasse in questo tentativo. Ciò che colpisce, è vedere come Netflix produca il documentario e come tutti i partecipanti accettino apertamente questa omissione. Dalla leggenda del calcio rumeno Hagi, a Okan Buruk (un altro giocatore che in seguito finì all’Inter), fino allo stesso Terim. Tutti accettano di raccontare la storia della vittoria della Coppa UEFA del Galatasaray, fingendo che il capitano e bomber di quella squadra non sia mai esistito.
È come raccontare la vittoria della Coppa del Mondo dell’Argentina di Messi, senza mai mostrare o menzionare Messi stesso.
Ancora una volta, mi spaventa vedere come una dittatura possa tentare di distorcere la realtà, di riscrivere la storia e come tutto ciò venga poi “normalizzato” all’interno di una struttura apparentemente libera e moderna. Netflix, ripeto, è il produttore di questo documentario che, a parte l’aspetto che ho appena sottolineato, è realizzato in modo professionale.
Dopo aver visto la seconda puntata, ho fatto alcune ricerche online e ho scoperto che il nome di Hakan Şükür è ora vietato in Turchia. Non si può parlare di lui, nemmeno nominarlo. Qui c’è un video di Youtube che ne parla https://youtu.be/dh2j_c6QPbE.
Oltre al personaggio stesso, del quale mi interessa poco, vorrei condividere le mie ultime tre riflessioni.
Innanzitutto, la cultura della cancellazione della storia non è mai giusta. Non possiamo pensare di cancellare elementi che non ci piacciono di ciò che è accaduto, solo per adattarlo a un racconto che ci aggrada di più. Lasciamo queste tecniche ai dittatori senza scrupoli come Tayyip. Noi occidentali dobbiamo evitare di commettere lo stesso errore.
In secondo luogo, dobbiamo sempre separare l’aspetto professionale/artistico/prestazionale dall’aspetto morale. Non sarebbe giusto cancellare Hitler dalla storia, quindi perché dovremmo cancellare un giocatore di calcio? O un attore o un regista? Prendiamo ad esempio Kevin Spacey: è emerso che è una persona detestabile, pronta a minacciare, usare violenza e abusare del suo potere per ottenere favori sessuali da persone più vulnerabili. Questo aspetto di Kevin Spacey non dovrebbe influenzare il giudizio sull’attore, che rimane uno dei miei preferiti (The Big Kahuna è nella mia top 10 dei film che mi piacciono di più).
Infine, spero che le scelte liberticide del regime di Erdogan si rivelino controproducenti. Ancora una volta, non provo simpatia per Hakan Şükür, ma spero che una volta che il regime cadrà, la sua leggenda calcistica sia ricordata più che mai. Come tutte le dittature, anche questa nefanda dittatura in Turchia avrà la sua fine, e la speranza è che il paese possa intravedere un futuro migliore, lontano dall’oscurità della ragione, dalla mordacchia della censura e dal tentativo di riscrivere la storia.