Una Repubblica fondata sul Fatturato

GRADO DI POLEMICA: 5/5

GRADO DI COSTRUTTIVITA’: 1/5

Scrivo ispirato dall’assurda polemica nata attorno ad una proposta di Carlo Calenda per la città di Roma. E’ candidato a sindaco di Roma per le prossime elezioni.

Calenda deve essere supportato da un team piuttosto capace che segue per lui i canali social. I suoi post sono fintamente spontanei, come è giusto che siano, e comunicano sempre quel pizzico di arroganza che tanto piace alle masse di utenti social.

Il punto è però un altro. La proposta di Calenda sui musei di Roma è piuttosto ampia, e sinceramente non ho nè le competenze per giudicarla, nè l’interesse a farlo.

Sono il “consumatore” medio di musei, quello che quando visita un posto va a vedere frettolosamente i musei famosi e rimane maggiormente colpito dall’esperienza d’uso, piuttosto che dalle opere in sè. Ricordo di essere stato impressionato dal Vasa Museum di Stoccolma. Strutturato in maniera perfetta, mi sono divertito per ore a leggere di una c***o di barca che meno di 4 secoli fa è affondata nelle acque vicine al porto della città. Gli oggetti di per sè non avranno un grande valore culturale, se messi a confronto con tante altre opere straordinarie presenti in altri musei, ma tutto è studiato per rendere la user experience moderna, affascinante e avvincente. E parliamo degli svedesi, che non sono il popolo più capace al mondo nel “vendere sogni”: ricordo anche che all’ingresso di Stoccolma vi è un cartello che la descrive come “Venice of the North” (errore di comunicazione gravissimo per mille motivi che non sto qui a spiegare…se non capisci perchè studia marketing e poi ne riparliamo).

Tornando alla proposta di Calenda, vi è un aspetto che mi ha impressionato e che credo riassuma il problema dell’Italia. Calenda basa la sua critica su alcuni dati inconfutabili e che sarebbe ovvio considerare in qualsiasi paese libero al mondo. I musei romani attirano un numero ridicolo di visitatori se confrontati con i musei di altre città europee (Londra, Parigi, Vienna, eccetera). Si parla di numeri, freddi, chiari, trasparenti. Non dovrebbe esserci alcun tipo di discussione attorno all’evidenza numerica. Invece in Italia, come ogni volta si parli di numeri, si scatenano gli eserciti di damerini direttamente dal Medioevo. Ecco che la contestazione non è più sui numeri, che chiaramente sono inattaccabili, ma sui VALORI. Una delle quattro parole magiche per eccellenza dell’Italia della conservazione di sè stessa, della rendita di posizione, della lotta alla meritocrazia e alla competizione (se sei curioso, le altre tre parole sono CITTADINI, CULTURA e DIRITTI). Così, frotte di pseudo intellettuali lottano con le unghie e con i denti per non poter essere misurati in nulla, per non poter determinare mai l’efficacia di un qualsiasi intervento. Se non puoi misurare, non puoi giudicare. Se non puoi giudicare, tutto va bene così come è ora e nulla potrà mai cambiare. Per chi vuole divertirsi, legga le dichiarazioni dei vari storici, intellettuali, esperti di “storia museale” (spesso parliamo di persone con due o tre cognomi come minimo) che spiegano perchè i musei non nascano per gli utenti dei musei ma per conservare la storia, e che vanno conservati così come sono, per sempre, in quanto “essi stessi storia” (chapeau).

Per arrivare alla conclusione, ecco invece cosa è giusto fare. Ecco qui la soluzione a tutti i problemi dell’Italia. Si tratta di una proposta non negoziabile, ma da applicare per filo e per segno senza concertazione alcuna. Come tutto ciò che è presente in questo blog, infatti, è corretta per definizione e va accettata in quanto tale, tipo dogma religioso. Possiamo chiamarli i nuovi “4 comandamenti”. Valgono per la gestione dei musei, ma poi vanno applicati al resto della gestione pubblica. Inizialmente erano 10 ma abbiamo fatto efficientamento anche in questo, partendo da un’evidenza scientifica cara ai marketer: il cervello umano può contare agilmente fino a quattro. Questo implica che fino a quattro cose le ricordiamo piuttosto semplicemente. Oltre le quattro, siamo troppo stupidi come specie e facciamo fatica. Ecco i 4 comandamenti:

1-Non avrai altro indicatore se non il FATTURATO. Qui un grande errore di Calenda, che utilizza come indicatore il numero di visitatori. No, caro Calenda, l’indicatore giusto è il fatturato. A me non interessa se il tuo museo ha 1 milione di visitatori, se poi il biglietto costa poco e il museo fattura poco. Preferisco meno visitatori alto-spendenti, che sono gli stessi che poi portano indotto alla città di Roma. “Eh ma i musei, la cultura, la storia museale, la sovraintendenza, Roma città eterna…non possiamo misurare tutto col fatturato blablabla…”. FATTURATO e non rompere più i c******i. In tutti i rapporti tra istituzioni e cittadini-clienti, per garantire le fasce “deboli” della popolazione si introdurranno indicatori secondari come soglie minime di raggiungimento per altri parametri, ma il dogma numero uno non cambierà e non potrà mai cambiare.

2-Non nominare il termine CITTADINI invano. D’ora in poi, i cittadini verranno chiamati comunemente con il il lemma CLIENTI. Nel caso dei musei possiamo parlare di Utenti, Visitatori, Consumatori. In linea generale, tutti i rapporti tra cittadini e Stato devono essere basati su transazioni economiche dove il rapporto di base è quello tra Cliente che paga un bene o un servizio e l’Istituzione che lo offre (nel caso di beni) o lo eroga (nel caso di servizi). Tu vieni pagato perchè qualcuno paga i tuoi beni e i tuoi servizi. E quel qualcuno è sempre più interessato all’esperienza d’uso piuttosto che ai beni e ai servizi in sè. Tornando al museo, tutto ha senso se e solo se c’è qualcuno disposto a pagare per visitarlo. Sennò, significa che la gestione del museo fa schifo, chi ne è ai vertici va licenziato, e che bisogna affidarne la gestione a chi è in grado di portare clienti paganti al museo. In generale nella gestione pubblica, tutto deve essere fatto per creare valore per chi paga per il tuo bene o il tuo servizio.

3-Puoi santificare le feste quanto vuoi, fino a che hai i soldi per farlo. Ricordati però che se non lavori non vieni pagato. Basta ferie retribuite, da rendere illegali subito, per tutti i settori e su tutto il territorio nazionale. Non rompere le palle con i DIRITTI. D’ora in poi, si parlerà prima di DOVERI.

4-Onora il RISULTATO. Nel caso dei musei, inutile che mi parli di CULTURA e blablabla. Vuoi la cultura, benissimo: misuriamo il livello culturale degli italiani e vediamo in maniera evidente quanto facciamo schifo. Siamo agli ultimi posti in Europa secondo qualsiasi classifica; siamo ormai un popolo di analfabeti funzionali. Vogliamo difendere la cultura? Rendiamola accessibile e comprensibile. Misuriamo e monitoriamo i risultati. E vedremo che se teniamo presente il comandamento numero 1, tutto il resto verrà magicamente a migliorare.

“Eh ma non può essere tutto considerato mercato: i valori, i diritti, i cittadini, la cultura…” . Forse non sei stato attento: sono tutte parole pericolose, fortemente da evitare d’ora in avanti.

“Eh ma il mercato non risolve tutto…”. Non ho detto questo. Rileggi i comandamenti e applicali, non fare altre considerazioni e limitati a prendere atto delle decisioni irrevocabili che sono state prese.

“Eh ma non tutto è misurabile…”. Non ho detto nemmeno questo. Ma il numero di visitatori di un museo si. Il fatturato è invece sempre misurabile: non è bellissimo?

Tutte le varie critiche inutili tienitele per te. Sul tema del mercato c’è un concetto economico chiaro, che viene indicato con FALLIMENTI DEL MERCATO. Ho studiato economia, ho ben presente il tema. Magari ne parlerò sul blog, se avrò voglia. Ma per tutto ciò che non rientra nei “fallimenti del mercato”, facciamoci guidare dai 4 comandamenti e tutto andrà bene.

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